Il «leader unico» dei Pinguini attacca le Sardine, ma mette in guardia anche la destra: «Liberi di contestarvi in futuro» – L’intervista

Leonardo Cisaria, analista finanziario barese 61enne, è l’ideatore della risposta sovranista al movimento bolognese delle Sardine. E a Open parla del futuro del movimento

«Apartitici, ma non apolitici», «sovranisti, ma europeisti», contrari al movimento delle Sardine, ma anche al Governo M5s – Pd.

È il movimento dei Pinguini che si pone l’obiettivo di «arrivare a 100mila adesioni nel più breve tempo possibile. Un traguardo sempre più vicino, visto che nell’arco di 5 giorni sull’omonimo gruppo su Facebook si sono iscritti oltre 65mila utenti.

Un ritrovo al momento solo virtuale, che però serve a scaldare i motori per scendere in piazza, in contrapposizione al movimento delle sardine, «strumentali e strumentalizzate», «ipocrite» e, a dire dei Pinguini, di certo non «apolitiche». 

A guidare i Pinguini c’è solo una persona. Anzi, «un leader unico, ma non capo», come preferisce definirsi. Si tratta di Leonardo Cisaria, analista finanziario barese 61enne. Deluso dalla politica, non vota da 18 anni, ma ideologicamente ha idee vicine a quelle della destra sociale. 

Cisaria, infastidito dal movimento delle Sardine, ha deciso di “mangiarsele”, chiamando a raccolta prima alcuni amici fidati, per poi estendere l’invito. E per capire chi sono davvero i Pinguini, a chi si rivolgono, quali obiettivi hanno e che ne sarà del loro futuro – soprattutto fuori dal gruppo di FacebookOpen ne ha parlato con il fondatore Leonardo Cisaria.

Come nascono i Pinguini?

«Questa idea mi è venuta perché ho visto un enorme clima di ipocrisia attorno al discorso delle Sardine. Il nome, Pinguini, è un’idea di mia moglie».

In cosa consiste, secondo lei, l’ipocrisia delle Sardine?

«Non accetto l’idea che anime innocenti si siano riunite un giorno su Facebook e abbiano deciso di scendere in piazza. No. Perché non possono scendere in piazza contro qualcuno. Possono scendere in piazza a favore di qualcuno, ed è legittimo». 

«Soprattutto considerando che i loro riferimenti politici stanno al governo. Fossero andati contro il governo sarebbe stato normale: tutti i popoli di questa terra sono andati contro i governi».

«Ma contro l’opposizione non esiste. Cercare di levare la scena al leader dell’opposizione che sta facendo un comizio legittimissimo, mi ha dato fastidio. Ho pensato non fosse giusto lasciare la piazza a loro, perché vedendo dalle interviste “Noi siamo buoni, noi siamo contro i cattivi” no, non l’accetto. L’ho ritenuta una contestazione falsa».

«Preferisco i centri sociali che vanno sotto il palazzetto dove deve parlare Matteo Salvini che queste “brave belle e innocenti persone”». 

Quindi ritiene impossibile che questi ragazzi abbiano organizzato da soli la manifestazione?

«Ma sì, com’è possibile? Un movimento inesistente, perché non si era proferita proprio voce dell’esistenza di queste Sardine, che di punto in bianco riunisce 6.000 persone in piazza a Bologna significa che non è stata una cosa spontanea». 

Ma essendo le Sardine nate a Bologna, una storica roccaforte rossa, non reputa possibile che siano riusciti a radunare 6.000 persone attraverso il passaparola?

«No, con il passaparola no, senza far trapelare nulla no, assolutamente». 

Hanno usato un evento su Facebook per il passaparola, uno strumento simile, anche se non uguale, al suo gruppo. 

«Sì, ma il problema è che io dopo 10 ore che ho creato il gruppo stavo già sui giornali, mentre loro sui giornali non esistevano proprio. Loro si son trovati direttamente in piazza, c’era anche la moglie di Prodi. E questo non mi va giù».

Quindi non reputa la diffusione dei due movimenti comparabile. 

«No. La nostra rapidità ce l’hanno data i giornalisti andandoci contro. Comunque ho anche degli amici che mi seguono e sanno che sono una persona molto affidabile». 

Chi ad esempio?

«Un’avvocata e dirigente della Lega di Bari (Antonella Lella, ndr) a cui ho chiesto una mano in quanto amica, per aiutarmi ad amministrare il gruppo, ma non ha significato politico. L’idea l’ho avuta io, l’ho fondato io: il movimento è mio e ne rispondo solo io. Diciamo che sono l’unico che ha idea di quale sarà il dopo di questa iniziativa». 

Lei in passato è stato militante in qualche partito?

«No militante no, ero uno studioso della storia della destra sociale».

Idee affini al MSI?

«Sì, ma non sono mai stato iscritto. Poi non ho votato più dal 2001. Ho votato solo la prima volta Silvio Berlusconi e non ho votato più sino a oggi». 

Insomma, lei ha idee di destra, ma non si riconosce a pieno nei partiti della destra italiana.

«Io ho idee socialiste, più vicino al socialismo Craxiano. Ma queste sono mie idee e sono utopiche. Ma non è un elemento che riguarda i Pinguini».

Lei accennava al fatto di essere l’unico, al momento, di avere idea di cosa saranno i Pinguini in futuro. Può spiegarcelo?

«La mia idea è unire il centrodestra. I Pinguini potrebbero essere di supporto a eventuali candidati, pur restando un gruppo molto libero. Diciamo che sono tutti schierati: chi Lega, chi Fratelli d’Italia, chi Forza Italia: non vogliamo togliere voti a qualcuno, però vogliamo esser liberi di poter anche contestare il centrodestra se un domani dovesse andare al governo». 

Nel manifesto ha scritto che siete disposti a contrapporvi in modo pacifico alle Sardine. Conferma?

«Sì, se necessario sì. Se loro continuano, quando parla Di Maio o quando parla Zingaretti possiamo organizzare un flash mob a 100 metri. Ma sa perché? Perché alla fine hanno attirato a sé tutta l’attenzione della stampa. L’interesse delle Sardine e di chi pilota le Sardine era quello di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media».

Una volta raggiunto l’obiettivo dei 100.000 cosa farà?

«Probabilmente punteremo ai 200.000». 

Ok, ma a quale soglia vi fermerete per procedere al di fuori di Facebook?

«Analizzerò tutti quanti i dati, se sarà necessario, magari si farà una manifestazione a Bologna tutti quanti».

A Bologna per la Borgonzoni?

«Certo, in Emilia-Romagna in supporto alla candidata del centrodestra. Sembrava un pupazzo nelle mani di Salvini, invece ho visto che è una donna molto preparata».

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