Caso Castrucci, rappresentante degli studenti: «La storia va avanti da anni ma l’università non ha mai fatto nulla» – L’intervista

Il suo profilo politico sarebbe già stato noto a docenti e studenti, che si sarebbero lamentati con l’università per anni. Adesso chiedono una sospensione immediata e un intervento del ministro Fioramonti

Per anni gli studenti della facoltà di Giurisprudenza all’università di Siena si sarebbero lamentati con l’ateneo di Emanuele Castrucci, il docente di Filosofia del diritto e Filosofia politica denunciato per apologia fascista dopo la pubblicazione di un post su Facebook in cui difendeva Adolf Hitler.

Compiti non corretti, bocciature esemplari e immotivate. E poi i commenti di carattere politico. Tanto che il suo “profilo” politico sarebbe stato noto a molti, sia studenti sia docenti, come hanno ammesso in una recente assemblea.

A raccontarlo è Francesco Sciortino (27 anni, studente fuori corso di Giurisprudenza), dell’associazione studentesca Cravos e rappresentante degli studenti nella medesima facoltà. Mercoledì hanno organizzato una manifestazione per contestare l’approccio dell’università, che giudicano essere stato troppo morbido nei confronti del docente, e per chiedere l’intervento del ministro Fioramonti.

Contattato al telefono, risponde dicendosi sorpreso non tanto da quanto accaduto, quanto dalla reazione della stampa: «Ci ha stupito il fatto che è stato fatto tanto clamore. Perché il personaggio era già conosciuto, il suo profilo Twitter era pieno di cose del genere»

Perché secondo lei Castrucci non è mai stato sanzionato prima se era già noto il suo profilo politico?

«L’università ha avuto sempre una posizione moderata. Non è l’unico, ci sono anche altri docenti ad avere posizioni simili. Ma c’è timore della pressione mediatica. Per dire, l’anno scorso una lista di studenti si era presentata alle elezioni degli organi universitari con dei militanti di Casa Pound [Arcanius ndr] e ci hanno anche minacciati. L’università non ha mai preso provvedimenti»

Gli studenti non dicono nulla? 

«Anche la maggior parte degli studenti sapevano di Castrucci. A me più volte avevano fatto presente o raccontato episodi simili. Prendono male la cosa, ma non fanno niente»

Secondo lei perché ?

«Perché non è più come vent’anni fa in cui se ci si dichiarava fascisti si veniva condannati pubblicamente. I fascisti non vengono più demonizzati come lo erano un tempo»

Quanti eravate alla manifestazione mercoledì?

«Eravamo tra i 20 e le 30 persone. Il numero variava. Diciamo che potevano essere di più: c’è stata molta indignazione, ma è rimasta principalmente sui social. Qualche giorno prima c’è stata anche un’assemblea organizzata dai docenti per prendere le distanze dal collega che è stata molto partecipata»

Non vi siete mossi con troppo ritardo?

«Noi contrastiamo negli anni la sua figura, perché è un professore che ha avuto molti problemi e che ha avuto atteggiamenti scorretti. Ci è stato detto che non c’erano elementi per fare altro. È l’università ad essere arrivata in ritardo»

Atteggiamenti di che tipo? 

«Per esempio non correggeva i compiti, non rispondeva alle richieste di spiegazione degli studenti di bocciature. Alcuni sono stati bocciati 4-5 volte, soprattuto chi non faceva il suo esame al primo anno. Va avanti da almeno dieci anni. Ci sono stati molti scontri abbastanza animati, tanto che negli ultimi anni la sua materia era diventata facoltativa. Il dipartimento per anni si è limitato a dei richiami, mentre noi chiedevamo di prendere delle posizioni molto più severe, molto più serie»

Quindi il corpo docenti è compatto nel condannarlo? 

«L’assemblea è stata fatta da professori di altri dipartimenti. A Giurisprudenza c’è stato il consiglio di dipartimento straordinario: tutti hanno condannato la sua figura, ma diversi docenti nel consiglio di dipartimento hanno riconosciuto che il suo profilo politico era noto a tutti»

Voi cosa chiedete all’università?

«Chiediamo una sospensione immediata. La cosa paradossale è che il 13 dicembre ci sono gli esami e lui potrebbe presentarsi comunque per tenerli. L’unica soluzione sarebbe che il ministro dell’Istruzione prendesse una posizione in merito»

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