Taglio dei parlamentari, arriva ‘l’aiutino’ della Lega: depositate le firme dei senatori in Cassazione

«Non hanno resistito alla voglia di tenersi strette le poltrone», chiosano fonti M5s

Alla fine, il referendum contro il taglio dei parlamentari sembra più vicino. I tre delegati Andrea Cangini (Fi), Tommaso Nannincini (Pd) e Nazario Pagano (Fi) hanno depositato oggi in Cassazione le firme di senatori e senatrici necessarie per la richiesta di indizione della consultazione: ben 71, alla fine – 7 in più del numero minimo richiesta di 64.

L’allarme di ieri – lanciato dai fautori del referendum – sembra quindi rientrato: per alcuni senatori che hanno ritirato la loro firma – 4 di Forza Italia vicini a Mara Carfagna e due dem come Francesco Verducci e Vincenzo D’Arienzo – altri ne sono arrivati. E vengono dalla Lega.

«Non hanno resistito alla voglia di tenersi strette le poltrone e a quanto pare è arrivato ‘l’aiutino’ della Lega” nella raccolta delle firme per il referendum sulla riforma sul taglio dei parlamentari», chiosano fonti M5S.

«Non vediamo l’ora di dare il via alla campagna referendaria per spiegare ai cittadini che ci sono parlamentari che vorrebbero bloccare questo taglio, fermando così il risparmio di circa 300mila euro al giorno per gli italiani che produrrebbe l’eliminazione di 345 poltrone».

Le ragioni del ritiro

Il punto è che non ci sarebbero più ragioni per il referendum. «Consideriamo un risultato politico importante, per niente scontato, aver raggiunto un accordo che impegna le forze di governo ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale e il deposito del conseguente disegno di legge», dichiarano i senatori Verducci e D’Arienzo per spiegare la loro decisione.

«Introdurre il proporzionale è l’unico modo per salvaguardare la rappresentanza politica e sociale che è alla base della nostra democrazia rappresentantiva e per evitare il rischio di pesanti distorsioni dovuto al taglio dei parlamentari. Abbiamo sempre detto che avremmo potuto sostenere il taglio dei parlamentari solo in presenza di una legge elettorale proporzionale. Questo è il fatto politico nuovo raggiunto nelle ultime ore. Consideriamo mutate le ragioni del referendum in presenza di questa novità rilevantissima», dicono.

Nel frattempo il Partito Radicale aveva tentato l’altra strada con la raccolta popolare delle firme: ne ha portate a casa 669 firme per promuovere il referendum contro la riforma che taglia il numero dei parlamentari: ne sarebbero servite 500mila.

Secondo l’articolo 138 della Costituzione, infatti, se una riforma che modifica la Carta non viene approvata in seconda lettura da una maggioranza dei due-terzi delle Camere, entro tre mesi è possibile promuovere un referendum confermativo. E a promuoverlo possono essere 5 consigli regionali, 500mila elettori o 1/5 dei parlamentari. 

Le firme sono state comunque depositate in Cassazione. «Abbiamo voluto verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico», dice il segretario del Partito radicale, Maurizio Turco, in una conferenza stampa davanti alla Cassazione.

«Ci dobbiamo chiedere – ha aggiunto Roberto Giachetti, radicale, deputato di Iv – chi ha paura del referendum?». Riguardo le firme dei senatori e le retromarce di ieri: «Le firme c’erano da un mese – ha detto Turco trattenerle e non depositarle per poi riaprire un verbale chiuso è stata una decisione politica. Col taglio dei parlamentari – ha concluso Turco – si escludono ancora di più i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti».

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