Sugar e plastic tax, Coca Cola scappa dalla Sicilia: «Tasse inutili che colpiscono persino le bibite senza zuccheri»

di OPEN

A Open parla l’amministratore delegato di Sibeg, l’imbottigliatore siciliano delle bevande Coca Cola. A rischio ci sono 151 posti di lavoro

«Sugar e plastic tax? Distruttive, senza senso e utili solo a far cassa. Il governo è stato irresponsabile e superficiale. Pensate che ci tassano persino i succhi, le bevande vegetali e la Coca Cola Zero, che zuccheri non ne ha. In questo modo ci costringeranno a licenziare 151 persone, a de-localizzare la produzione in Albania e persino ad aumentare il costo delle bevande ai nostri consumatori», a parlare a Open è Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg, l’imbottigliatore che si occupa della produzione e della commercializzazione delle bevande a marchio Coca Cola (quindi anche Sprite, Fanta, Powerade etc) in Sicilia, e che ha sede a Catania.

Aumento del costo delle bibite

«Sono tasse senza una logica etica, che non servono a migliorare la salute degli italiani e che rischiano di mettere le mani nelle tasche dei consumatori. Si rischia di portare il costo di una bottiglia di Coca Cola, in Sicilia, da 1,59 a 1,99 euro. L’aumento stimato è del 20%» aggiunge, spiegando di aver provato a dialogare con le istituzioni politiche, ma di essere rimasto deluso dall’approvazione di sugar e plastic tax, entrate a pieno titolo nella finanziaria 2020, «senza che nessuno abbia mai consultato le aziende del comparto».

Luca Busi, ad Sibeg

«Io sono pronto a confrontarmi col governo, prima di tutto col premier Giuseppe Conte, a tracciare un percorso da fare insieme, step by step, coi tempi giusti. Non così all’improvviso, con una tassa pensata velocemente e in maniera superficiale senza confrontarsi con noi», ha spiegato. «La verità è che le hanno scopiazzate in giro, dimenticandosi ad esempio che in Inghilterra la tassazione è al 10%, non al 22% come in Italia, e che in Danimarca non c’è più. L’unico ripensamento del governo, guarda caso, è stato sulla plastic tax a seguito dell’intervento di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna». «Il problema quindi non siamo noi, così non risolvono di certo il problema. Tra l’altro, in Italia gli adolescenti consumano soprattutto merendine, non bibite zuccherate. A proposito: che fine ha fatto la tassa sulle merendine?».

151 posti di lavoro a rischio

Tasse che entreranno in vigore già nei prossimi mesi: «Dall’1 luglio arriva la plastic tax (45 centesimi al chilo, ndr), dall’1 ottobre la sugar tax (10 centesimi al litro invece dei 25 iniziali, ndr). Con la conseguenza che da ottobre, se le cose dovessero rimanere così, ci troveremo costretti ad aumentare i prezzi delle bibite, a licenziare 151 persone e a de-localizzare una produzione in Albania, un territorio “amico”». «Dati alla mano, sugar e plastic tax ci costeranno 18 milioni di euro l’anno con un calo di quasi il 30% del nostro fatturato» ci spiega.

Stabilimento Sibeg a Catania | Ansa

La soluzione

Ma l’obiettivo dell’ad Busi è quello di salvare i posti di lavoro in Sicilia ed evitare la delocalizzazione in Albania: «Fatte salve le due tasse, bisognerebbe abbassare l’Iva al 10% sulle bevande ed escludere dalla tassazione le bevande senza zucchero. Questo vorrei proporre al governo Conte». A chi li accusa di frenare il progresso del Paese, di opporsi per partito preso a due norme che rispettano l’ambiente e salvaguardano la salute dei cittadini, il capo di Sibeg replica: «Già da tre anni stiamo abbassando la quantità di zucchero nelle nostre bevande, penso nella Sprite, che ha il 40% in meno di zucchero».

Foto in copertina: Orietta Scardino | Ansa

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