Coronavirus, non tornerà in Italia la prof di Brescia che vive con il figlio a Wuhan: «La nostra vita è qui»

«La mia vera paura è che se vado in Italia, poi non riesco più a tornare qui», ammette la 46enne Sara Platto

L’aereo che riporterà gli italiani da Wuhan, epicentro dell’epidemia Coronavirus, sta per partire. Ci saranno a bordo circa 50 nostri connazionali, ma non Sara Platto, veterinaria e docente universitaria di 46 anni, che vive in Cina con il figlio di 12 anni.

Platto lo aveva detto sin dall’inizio che sarebbe stata propensa a restare e ora che il rimpatrio è diventato realtà non ha cambiato idea, nonostante i contagi continuino ad aumentare dentro e fuori dalla Cina.

«La mia vita è qui e anche quella di mio figlio», dice la docente italiana a Repubblica. «Ho tantissimo lavoro, l’Università è chiusa, ma dopo il contagio, in Cina è esploso il tema degli animali selvatici, molti pensano a torto che lo trasmettano anche cani e gatti», dice Platto che è consulente di una fondazione che si occupa di biodiversità e che in questo momento sta portando avanti campagne di informazione sul virus.

«La mia vera paura è che se vado in Italia, poi non riesco più a tornare qui», ammette. È ottimista e convinta che non ci siano rischi per la sua salute e per quella di suo figlio: «Il rischio non è così alto. Per prendere il virus devi stare a contatto con persone malate e con la vita che facciamo per ora è impossibile, esco solo per andare al supermercato e indossiamo le mascherine. Altre epidemie sono state peggiori».

E se a suo figlio venisse la febbre? «Gli do antibiotici e tachipirina, consulto il medico. Anche in ospedale chi non ha polmoniti gravi viene curato così, cioè la maggioranza delle persone».

Immagine di copertina: foto d’archivio | Ansa

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