Coronavirus, il racconto del fumettista cinese: «A Wuhan c’è chi si suicida perché non ci sono posti negli ospedali»

A parlare è il disegnatore satirico Badiucao, originario di Shangai ma emigrato in Australia, che raccoglie testimonianze anonime dalla Cina nei suoi “Diari di Wuhan”

«C’è stato un suicidio ieri, si dice che era un paziente “diagnosticato” non ammesso in ospedale perché non c’era posto. Aveva paura di contagiare sua moglie e suo figlio se fosse tornato a casa», questa è una delle testimonianze, riportate dal disegnatore satirico Badiucao, originario di Shangai ma emigrato in Australia, nei suoi “Diari di Wuhan”. In tanti lo contattano dalla provincia dell’Hubei per raccontargli storie e confidenze: le sue vignette, tra l’altro, sono bandite sul web cinese.


«Raccolgo tutto ciò che scompare dal web cinese, ovviamente lo pubblico in forma anonima. Faccio da ponte tra la Cina continentale e il resto del mondo. Ho il vantaggio di risiedere all’estero e avere molti seguaci sui social. Inoltre il mio nome è già noto al governo cinese: quest’attività non mi metterà più in pericolo di quanto non lo sia già» ha dichiarato in un’intervista a La Stampa.

«Chi vive nelle città in quarantena (per il Coronavirus, ndr) vive nella paura. Non sa cosa sta succedendo né si sente al sicuro. C’è carenza di tutto, soprattutto di medicinali, mascherine e guanti protettivi. Anche le verdure scarseggiano» racconta. Secondo Badiucao non sarebbero del tutto completi i dati forniti dal governo cinese sull’epidemia partita da Wuhan: «Siccome non ci sono abbastanza test diagnostici, dottori e posti letto tutto ciò che sappiamo si basa su dati incompleti. Non c’è modo di capire qual è la situazione né come potrebbe evolvere». «Ci sono diverse prove che il governo fosse a conoscenza della situazione almeno una settimana prima di quando ha deciso di chiudere la città di Wuhan» ha aggiunto.

E infine denuncia: «Le persone della regione di Wuhan sono messe all’indice senza ragione. La gente è nel panico e nei singoli si attiva un istinto barbaro che li porta a denunciare anche il proprio vicino di casa. È come durante la Rivoluzione culturale: siccome non so chi è il mio nemico, è meglio se colpisco per primo».

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