Giornata del Ricordo, Salvini: «Folle chi nega shoah e foibe». Poi il selfie con Meloni: «Alla faccia di chi vuol farci litigare»

«Bestialità simili in futuro non devono più accadere», dice Salvini che poi si fa un selfie con Meloni. E quando Gasparri prende la parola i parlamentari Pd lasciano la foiba in segno di protesta

Il leader della Lega Matteo Salvini in visita alla foiba di Monrupino (Trieste), in occasione della Giornata del Ricordo, ha dichiarato: «Folle chi nega la Shoah e folle chi nega le foibe. Il nemico da combattere è ancora l’indifferenza, la violenza e l’ignoranza». «Oggi – ha ribadito Salvini – è una giornata importante che dovrebbe unire tutto il Paese in nome del ricordo di tutte queste migliaia di donne, uomini e bambini massacrati solo in quanto italiani. Una vera e propria pulizia etnica fatta dai comunisti slavi e non solo».

Quindi, ha precisato, è necessario «onorare il ricordo del passato perché non accadano mai più bestialità simili in futuro. Spiace che ci sia ancora qualcuno che ritiene che ci siano morti di serie A e morti di serie B e che questi italiani siano un po’ “meno morti” perché morti per mano comunista». Ma, ha concluso, «sono pochi i negazionisti rimasti».

Alla cerimonia presente anche Giorgia Meloni che ha attaccato: «Quest’anno abbiamo dovuto combattere contro convegni al Senato fatti per negare, minimizzare o riscrivere la storia di quello che è accaduto sul nostro confine orientale. È indegno di una nazione degna di questo nome anteporre la propria ideologia al ricordo dei propri connazionali massacrati per la loro appartenenza». Meloni e Salvini si sono immortalati in un selfie che lo stesso leader del Carroccio ha condiviso sui suoi canali social con il commento: «Alla faccia di chi vuol farci litigare».

https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/1226839547163664384?s=08

Alla commemorazione – cominciata con il picchetto del Piemonte Cavalleria, alla foiba di Basovizza e la deposizione di una corona di fiori del Senato, rappresentato da Maurizio Gasparri – hanno partecipato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, che ha deposto una corona, e il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza e diversi parlamentari. Oltre a Salvini e Meloni, anche gli esponenti dem, Luigi Zanda, Debora Serracchiani e Tatjana Rojc.

Ha poi preso la parola anche il senatore Maurizio Gasparri in rappresentanza del Senato. A quel punto i parlamentari del Pd hanno lasciato la foiba di Basovizza in segno di protesta per la irritualità del caso. Per la prima volta era intervenuto prima di lui un presidente di Regione, Massimiliano Fedriga, e ciò ha suscitato qualche mugugno, quando però ha preso il microfono anche Gasparri, allora c’è stata la protesta. «La foiba di Basovizza ormai è un palcoscenico della destra sovranista», ha commentato la parlamentare dem Debora Serracchiani.

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