Roma, domenica al bivio: Salvini vs Sardine. E dalla Capitale parte l’operazione pulizia della Lega

Da un lato il Carroccio, tra appuntamenti con amministratori e imprenditori locali. Dall’altro il movimento di Mattia Santori. Il campo di battaglia è la Capitale, mentre M5s e Pd restano a guardare

Una «capitale» che deve tornare, e la «forza delle Regione»: la Lega riparte da qui, da Roma. Da quella Capitale che andrà alle urne nel 2021 per scegliere chi sarà l’erede di Virginia Raggi, dal 2016 sindaca grillina della città.


Da quella stessa Capitale che è in cima all’agenda del leader del Carroccio, Matteo Salvini, che su Roma ha lanciato la sua operazione da tempo. Già da quando il partito che governa la città – il Movimento 5 Stelle – era suo alleato nel governo gialloverde.

Certo, manca il nome del candidato per il Campidoglio: leghista o di centrodestra? Da Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha già annunciato che la Lega non ha al momento carta bianca per la coalizione. Ma Matteo Salvini è in campo sul territorio, e lo sta battendo palmo per palmo, ormai da tempo.

Gli appuntamenti

La nuova fase ha inizio. Prima un incontro pubblico dal titolo Roma torna capitale. Idee nuove per il futuro della città, oggi, 16 febbraio, alle 16.30 al Palazzo dei Congressi all’Eur. Poi, lunedì 17 febbraio, sarà la volta di un altro incontro, questa volta a porte chiuse – anche se non mancheranno i punti stampa. Il titolo? «La Forza delle Regioni, Stati Generali governatori, assessori e consiglieri regionali Lega», a Palazzo delle esposizioni.

In entrambe le occasioni, ça va sans dire, in prima fila ci sarà lui, Matteo Salvini. Si chiudono così le giornate per il tesseramento 2020. E dal palco dell’Eur il Capitano annuncerà la data ufficiale dell’inaugurazione della nuova sede romana del Carroccio: in pieno centro, vicino alla Fontana di Trevi in via della Panetteria. Nel cuore di quella che, un tempo ormai irriconoscibile, sarebbe stata definita, dai predecessori di Salvini e da Salvini stesso, «Roma ladrona».

Moderazione

«Roma ladrona» è lontana anni luce, e non è una notizia. Si registra però una nuova tappa evolutiva. Reduce dalla battaglia consumatasi in Senato sull’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il caso Gregoretti, per cui l’aula ha dato il via libera, Matteo Salvini è infatti ora alle prese con il prosieguo di un percorso di cui sembra aver dato un assaggio nell’incontro con la Stampa Estera a Roma non a caso nel day after del voto di palazzo Madama. Un incontro in cui era affiancato dal neo responsabile Esteri Giancarlo Giorgetti, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Conte I.

ANSA/Fabio Frustaci | Giancarlo Giorgetti, della Lega, durante la trasmissione televisiva ”Porta a Porta”, Roma 22 gennaio 2020

Nella conferenza le parole d’ordine hanno avuto un nuovo sapore, guardando alle relazioni internazionali. «Italexit»? Sì, no. Forse.

Un’operazione “moderazione” dietro alla quale, secondo alcuni retroscena, ci sarebbe proprio lo zampino dello stratega leghista Giancarlo Giorgetti. «A lui si deve il convinto atlantismo, spesso ribadito, e la vicinanza agli Stati Uniti, ma anche il continuo ammonimento al suo segretario affinché eviti di sbattere troppe porte in faccia, in Italia e all’estero», scriveva in questi giorni Marco Cremonesi sul Corriere della Sera.

Nel distribuire ruoli e competenze, la via sarebbe ora quella del coinvolgimento attivo di volti noti e ineccepibili della Lega: dall’ex ministra Giulia Bongiorno ai governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana, passando per il giovane Andrea Crippa e l’ex viceministro Massimo Garavaglia.

Gli amministratori

L’attenzione al ruolo degli amministratori sta tutta in quell’appuntamento di lunedì: nella «forza della Regione» che è anche la forza di due presidenti simbolo di buon governo sul territorio.

Uno, Luca Zaia, governatore del Veneto dal 2010: il prossimo 24 maggio, per le elezioni regionali, sfiderà il candidato del Partito democratico Arturo Lorenzoni. A tratti – in passato – descritto come l’anti-Salvini, è stato a lungo uno dei volti moderati del Carroccio. Salvo poi invocare il ritorno al manganello – e l’abbandono del galateo – per le forze dell’ordine dalla piazza leghista di San Giovanni a Roma.

L’altro, Attilio Fontana, invece, è presidente della Regione Lombardia dal 26 marzo 2018. Durante la campagna elettorale, avevano fatto discutere le sue affermazioni sulla razza bianca. Fontana è stato anche sindaco di Varese dal 2006 al 2016.

Lotta per il Campidoglio, ma anche per la Regione

I sondaggi, a Roma, fotografano da tempo la crisi elettorale dei 5 Stelle e di Virginia Raggi – per la quale un’eventuale ricandidatura potrebbe essere ancora sul piatto, lista civica o meno, eventualmente con appoggio grillino.

I romani voterebbero piuttosto Giorgia Meloni in Campidoglio: a gennaio, secondo la “ricerca quantitativa sulla leadership” dell’Istituto Piepoli commissionata dall’osservatorio #Romapuoidirloforte e pubblicata sul Corriere della Sera, la leader di Fratelli d’Italia portava a casa il 24,3% delle preferenze, distanziando l’attuale sindaca – al 17,3% – ma anche l’ipotesi di Enrico Letta in Campidoglio (16,3%) e ancor più quella di Carlo Calenda (14,4%). Nel frattempo la Lega, stando ai dati delle ultime elezioni europee, è stato il primo partito più votato nel Lazio e il secondo a Roma.

ANSA/Riccardo Antimiani | Virginia Raggi, sindaca di Roma, durante l’accensione della nuova illuminazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma, 14 febbraio 2020

Salvini, dal canto suo, ha lanciato la sua offensiva – elettorale – non solo contro Raggi, ma anche contro quel Nicola Zingaretti segretario del Pd al suo secondo mandato come governatore della regione Lazio. «Hanno fallito», va ripetendo il leader leghista. Cogliendo in un sol colpo l’occasione di attaccare due livelli di governo territoriale che oggi sono insieme al (traballante) governo a livello nazionale.

All’Eur «parleremo di trasporti, di ambiente, di edilizia, di rifiuti, del futuro di Roma, perché io non mi fermo a occuparmi di sbarchi», diceva qualche giorno fa Salvini a Radio Radio. Nella Capitale «ci sono 235mila pratiche edilizie ferme in comune, in alcuni casi da 30 anni per il condono edilizio, ci sono 50 milioni di lavori pubblici tendenzialmente fattibili se il comune facesse quello per cui è chiamato, ti pare normale che in una sola città ci siano 200 mila cittadini che hanno fatto domanda per un condono edilizio in alcuni casi dal 1980 e siamo al 2020 e siamo fermi, non è normale».

La sfida a distanza con le Sardine

Domenica pomeriggio l’appuntamento per la Lega di Roma e Lazio è al palazzo dei Congressi di piazza Kennedy, dove insieme a Salvini ci saranno amministratori e dirigenti di Roma e delle province laziali. Anche qui, la parola d’ordine sembra moderazione e coinvolgimento di quel ceto medio, medio-alto e imprenditoriale che ha sempre rappresentato per la Lega al Nord un ottimo bacino elettorale.

L’incontro – in sala ci sono un migliaio di posti – è tra il leader: i suoi ma anche e soprattutto i principali rappresentanti delle categorie professionali e produttive di una Roma delusa e da troppo tempo – ben prima, per dovere di cronaca, dell’avvento di Virginia Raggi e della sua maggioranza in Campidoglio – “disfunzionale e disfunzionante”.

Ci sarà Federalberghi con Giuseppe Roscioli, insieme a Confcommercio, non mancheranno gli Ordini dei Medici e degli Architetti, e Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli Ingegneri. Ci sarà il presidente di Acer Roma (associazione costruttori edili della Capitale) Nicolò Rebecchini ma anche una vecchia conoscenza dei 5 Stelle: Pasquale Cialdini, ex amministratore delegato di Roma Metropolitane nominato dal Movimento ma dimessosi in seguito a uno scontro aperto con i grillini.

In contemporanea, si ritroveranno in piazza Santi Apostoli, dalle 17 alle 19, le Sardine – Mattia Santori incluso. «Un nuovo pericolo si profila per la Capitale. Con tracotanza e arroganza, la parte sovranista del Paese, calerà a Roma, ma le Sardine sono pronte a scendere un’altra volta in piazza per contrastare l’ondata di odio», dicono. La sfida di piazza San Giovanni, qualche mese fa, d’altro canto l’avevano vinta.

«Con maggiore consapevolezza, sappiamo che l’ascolto, la tolleranza, la solidarietà sono potenti antidoti per metterli in fuga», aggiungono. «Noi parliamo di Roma, loro parlano solo di me», risponde Matteo Salvini.

Foto in copertina: ANSA/Massimo Percossi | Il leader della Lega Matteo Salvini alla manifestazione degli ambulanti a Montecitorio, Roma, 27 novembre 2019

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