Roberto, in quarantena volontaria a Codogno: «Nei supermercati è caccia all’untore ma non abbiamo tutti il coronavirus» – Il video

«Non possiamo uscire dalla nostra città, ci sentiamo un po’ confinati. Io non posso nemmeno andare a lavoro perché le scuole sono state chiuse così come ristoranti e bar» ha raccontato Roberto a Open

«La città vuota fa un po’ impressione, la gente è preoccupata ed esce meno. Mio padre è andato a cercare un supermercato e da noi, a Codogno, erano tutti chiusi. Così si è recato a Casalpusterlengo, il comune più vicino al nostro, dove ce n’erano tre aperti e in uno di questi facevano entrare a 50 alla volta, creando di fatto una coda all’esterno», a parlare a Open è Roberto, in quarantena volontaria nella sua casa di Codogno, uno dei comuni focolaio del Coronavirus in Italia. Open lo ha raggiunto su Skype.

Discriminazione nei supermercati

Roberto ci racconta – grazie alla testimonianza «di una persona che era lì presente» – che in un supermercato di Pizzighettone (Cremona), «una persona di Codogno è stata riconosciuta e così è partito un tafferuglio, una rissa»: «Si è generata la caccia all’untore. E, invece, dovete sapere che non siamo tutti ammalati, non tutti siamo portatori del virus».

«Siamo confinati in città»

Lui, che insegna scienze naturali e anatomia in un istituto superiore di Casalpusterlengo, ha deciso di rimanere a casa. Una quarantena volontaria. «Non possiamo uscire dalla nostra città, ci sentiamo un po’ confinati. Io non posso nemmeno andare a lavoro perché la scuola dove insegno è stata chiusa così come ristoranti e bar. Non abbiamo altri passatempi per occupare le nostre giornate» ci spiega.

«Meno uscite, pochi contatti sociali»

Roberto, prima ancora che arrivasse il decreto del governo, ha deciso di «uscire di meno, avere pochi contatti sociali e annullare un viaggio a Napoli». Nessun allarmismo, nessuna preoccupazione ma solo precauzione. L’allerta, comunque, resta alta.

Foto e video di Open

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