Siria, Erdogan: «Ho detto a Putin “Togliti di mezzo se non hai interessi lì”». Scontri tra la polizia greca e i profughi siriani in fuga dalla Turchia

L’Osservatorio per i Diritti Umani sostiene che la Turchia ha colpito un aeroporto militare nella parte orientale di Aleppo

Dopo la decisione del 27 febbraio, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, di aprire il confine europeo ai siriani in fuga da Idlib dopo l’escalation della guerra in Siria, sono cominciati gli scontri tra migranti e la polizia greca. I disordini sono stati segnalati al confine turco con la Grecia dove gli agenti hanno usato i gas lacrimogeni per respingere migliaia di profughi siriani che a loro volta si sono difesi con il lancio di pietre.

La situazione si è poi surriscaldata, con Erdogan che ha mostrato i denti a Putin – allontanando, di fatto, la possibilità di un accordo tra Ankara e Mosca -, invitandolo a «togliersi di mezzo» da Idlib. Secondo il presidente turco, la Turchia «non può gestire la nuova ondata di rifugiati» dalla Siria. «Ho chiesto a Putin: “Quali sono i tuoi interessi lì? Se stabilisci una base, fallo ma togliti di mezzo e lasciaci faccia a faccia con il regime”», ha detto Erdogan a Istanbul, ricordando la sua conversazione telefonica con il presidente russo, aggiungendo che le forze siriane «pagheranno il prezzo» per i loro attacchi contro l’esercito turco.

Colpo ad Assad

Nella mattinata di oggi, 29 febbraio, la Turchia ha annunciato di aver distrutto un arsenale di armi chimiche del regime di Damasco nella Siria nord-occidentale, in rappresaglia per gli attacchi aerei di giovedì in cui sono rimasti uccisi più di 30 soldati di Ankara. Durante la notte tra venerdì a sabato, le forze turche hanno distrutto «un’installazione di armi chimiche situata a 13 km a sud di Aleppo, nonché un gran numero di altri obiettivi del regime». La notizia è stata data da un alto funzionario turco.

Tuttavia, l’Osservatorio per i Diritti Umani sostiene invece che la Turchia ha colpito un aeroporto militare nella parte orientale di Aleppo dove, afferma l’Osservatorio, non esistono armi chimiche. Trentatré soldati turchi sono stati uccisi in un attacco aereo dalle forze del regime siriano, appoggiate dalla Russia, nella regione di Idlib giovedì scorsi, la più grande perdita militare turca sul campo di battaglia negli ultimi anni. L’ultimo incidente ha sollevato ulteriori tensioni tra Ankara e Mosca, la cui relazione è stata messa alla prova dalle violazioni di un accordo del 2018 per prevenire un’offensiva del regime su Idlib.

Leggi anche: