Coronavirus, l’ultimo giorno di quarantena: il lodigiano aspetta ancora l’apertura dei varchi – Foto e video

Mentre il varco nella zona rossa tarda a riaprire, le ultime ore dell’8 marzo scorrono tra saluti e discorsi a distanza

Sono le 19 dell’8 marzo, il giorno in cui, secondo le disposizioni dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio, la zona del lodigiano deve essere riaperta. Sarà inglobata in una ben più ampia area di “ristretta mobilità” che comprende tutta la Lombardia. A Casalpusterlengo, uno degli 11 comuni isolati per 14 giorni a causa dell’epidemia di Covid-19, le ultime ore di quarantena però si trascinano lungo la giornata, tra ritardi non spiegati e informazioni non ufficiali che circolano tra i giornalisti, i carabinieri e i residenti che aspettano di uscire.


Una lunga fila di macchine si crea attorno alla rotatoria a partire dalle 15, l’ora in cui si aspettava l’apertura dei varchi, come annunciato in mattinata dalle autorità. I carabinieri però non aprono. «Ci sono stati dei problemi con il deposito del dpcm in gazzetta ufficiale», dice uno di loro. «La macchina è tutta rallentata». Quasi tutti indossano mascherine e guanti di gomma.

OPEN/Giada Ferraglioni | Il ‘varco’ di Casalpusterlengo

Al confine rosso

Le persone che si erano date appuntamento con i figli, i parenti e i fidanzati dall’altra parte della zona rossa si trattengono un po’ sull’aiuola che divide in due la statale appena prima del comune del lodigiano. Qualcuno lancia dei fiori per il compleanno della madre, alcune giovani coppie invece aspettano sul muretto seduti sulle parti opposte del “confine”. «Non sai che darei per abbracciarti», dice Federica a Giovanni: sono una delle coppie che aveva raggiunto la “frontiera rossa” nel primo pomeriggio. «Potevi portarmi la mimosa!», dice lei. Francesca e Giovanni non si incontrano da quando Casalpusterlengo è zona rossa. Lui, di un paesino del lodigiano appena fuori, la guarda mentre lei si sporge dalla rotatoria.

OPEN/Giada Ferraglioni | Una coppia separata dalla zona rossa

Piano piano le persone iniziano ad abbandonare l’idea di passare. Alcuni se la prendono con chi non sta facendo attraversare la strada come promesso. «Sono venti giorni che non vedo mio figlio», dice una signora in bicicletta. «E io venti che non vedo i miei genitori», risponde un’altra donna poco lontano. La consegna di pacchi allora riprende, e quei metri quadri di verde si riempiono di un via vai di gente che consegna merci di tutti i tipi. Carrozzine, buste della spesa, pizza, scatole di cartone piene di oggetti.

Nel primo pomeriggio era arrivata persino una carovana della comunità egiziana, che da quattro giorni raccoglieva cibo e materiale igienico nella regione da consegnare ai residenti di Casalpusterlengo. «Volevamo aiutare», dice Mohamed, uno dei promotori della raccolta.

OPEN/Giada Ferraglioni | Una coppia separata dalla zona rossa

Lo stallo

Cala il sole. La prefettura non ha dato segni di vita per molte ore. Verso le 18:30 si capisce che l’unità di controllo «da statica, diventerà mobile alle 19». Si inizia a ipotizzare che possa essere quella l’ora X, ma così non sarà. Ci sarà solo un cambio turno e la situazione rimane bloccata.

Ormai è buio sui campi del lodigiano che circondano il posto di blocco. A parte le nutrie sui prati, non c’è quasi più nessuno. Resiste qualche giornalista con telecamere e fari. I cittadini sono rientrati nelle loro case. Ormai la voce che circola tra di loro è che se ne riparlerà domani. Probabilmente il passaggio verrà aperto prima di mezzanotte ma, anche qui, le certezze non arrivano.

In copertina OPEN/Giada Ferraglioni; montaggio Valerio Berra | Il ‘varco’ di Casalpusterlengo

Il parere degli esperti

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