Francia, l’antitrust condanna Google per abuso di posizione dominante: dovrà pagare gli editori per gli snippet

Le pratiche di Mountain View «hanno causato danni gravi e immediati al settore della stampa»

Sarà la Francia a domare il colosso di Mountain View, portando Google a pagare gli editori per i contenuti che producono e che del motore di ricerca più famoso del mondo sono linfa vitale?

L’autorità per la concorrenza francese ha stabilito oggi che Google, ha tre mesi per intraprendere «i negoziati con gli editori e le agenzie di stampa sulla remunerazione per il riutilizzo dei loro contenuti protetti». Quindi per trovare come e quanto pagarli. Perché le pratiche di Mountain View «costituiscono probabilmente un abuso di posizione dominante e hanno causato danni gravi e immediati al settore della stampa». Un settore che, si sa, in Francia come in molti altri paesi è già in grave crisi.

La decisione dell’Autorité de la concurrence

L’Autorité de la concurrence, si legge in una nota, «aderisce alle richieste di misure di protezione presentate dagli editori della stampa e dall’AFP», l’Agence France-Presse fondata nel 1835 e tra le più importanti e autorevoli agenzie di stampa al mondo.

L’authority era stata interpellata a novembre 2019 da diversi sindacati che rappresentano gli editori della stampa e dall’Afp in merito ad alcune pratiche messe in opera da Google in seguito all’entrata in vigore della legge del 24 luglio 2019 – quando cioè la Francia, primo paese in Europa a farlo, ha recepito la normativa europea sul copyright. Una normativa per cui le società editrici possono chiedere una remunerazione alle piattaforme – Google ma anche Facebook – per la pubblicazione dei propri contenuti.

La negoziazione con gli editori ora dovrà essere effettuata entro tre mesi e la proposta di remunerazione alle società produttrici di contenuti dovrà «coprire retroattivamente le commissioni dovute dall’entrata in vigore della legge il 24 ottobre 2019».

La versione di Google

La querelle tra Google e gli editori passa da quelli che si chiamano snippet: ovvero l’anteprima di un testo, un articolo, una pagina – poche righe con foto, anteprima che compare nei risultati restituiti dal motore di ricerca. Con quella preview, Google avrebbe fatto perdere nel tempo ai siti molti accessi, quindi introiti, di utenti che si limitavano a leggere l’anteprima senza appunto aprire il sito che l’aveva prodotta.

Poi, con l’entrata in vigore della legge sul copyright, Google a settembre, pur di non accordarsi con gli editori, avrebbe optato per una riduzione all’osso di quelle anteprime – per restare negli spazi limitati di ripubblicazione consentita dal diritto d’autore. Favorendo, con traffico vitale in arrivo, solo quegli editori che hanno poi scelto di cedere gratuitamente l’utilizzo di quel contenuto al motore di ricerca.

Abuso di posizione dominante, dice oggi l’antitrust francese. Ma in un mondo in cui sì gli editori hanno bisogno del traffico di Google come l’aria ma anche il motore di ricerca necessita per vivere di riempirsi di contenuti, i toni di Mountain View sembrano essere diversi. «Rispetteremo la decisione portando avanti le trattative» con gli editori, spiega il vicepresidente di Google News, Richard Gingras. «Fin da quando la legge europea sul copyright è entrata in vigore lo scorso anno abbiamo avviato dialoghi con gli editori per incrementare il nostro supporto e gli investimenti verso l’industria dell’informazione».

L’eterna lotta contro i colossi americani

Non solo Google: va avanti ormai da anni uno scontro durissimo tra l’antitrust francese e un altro colosso americano, Apple. L’azienda fondata da Steve Jobs è stata multata un mese fa per «aver adottato pratiche anticoncorrenziali con i venditori all’ingrosso» di materiale hi-tech. E la sanzione è la più onerosa di sempre: 1,1 miliardo di euro. La società guidata da Tim Cook ha fatto ricorso.

Nel frattempo a febbraio aveva dovuto pagare la somma (di ben altro livello) di 25 milioni di euro per l’obsolescenza «programmata» degli iPhone.

«Primo passo storico»

«Gli editori di carta stampata europei sono stati uniti durante i negoziati sulla direttiva sul copyright e rimangono uniti durante la sua attuazione». A gioire è Carlo Perrone, presidente Enpa, Associazione europea editori. «È un primo passo storico, in cui la Francia comprende la necessità di proteggere la stampa di fronte al comportamento di Google che chiaramente deriva da un abuso di posizione dominante. Oggi stiamo sperimentando quanto sia importante la differenza tra notizie false e giornalismo professionale, giornali che producono informazioni reali e Google che ne condivide il profitto».

L’authority francese, prosegue l’Enpa, «ritiene che le pratiche di Google al momento dell’attuazione della direttiva sul diritto d’autore in Francia lascino gli editori di tutta Europa, cui fanno riferimento i servizi francesi di Google, con la scelta di rinunciare al loro diritto e di rilasciare il loro contenuto senza compensazione o di essere penalizzato nei risultati di ricerca, sono suscettibili di costituire un caso di sfruttamento di abuso di posizione dominante. Inoltre, l’autorità garante della concorrenza ritiene che le pratiche di Google possano rappresentare un grave e immediato pregiudizio per il settore della stampa.

La stampa europea «ha bisogno di una rapida attuazione della direttiva sul diritto d’autore in tutti gli Stati membri. La decisione odierna dell’autorità francese garante della concorrenza fornisce un precedente necessario anche di una discussione a livello europeo sull’abuso di Google del suo potere di mercato nel campo dei diritti confinanti», conclude la nota.

In copertina EPA/JOHN G. MABANGLO | La sede di Google, Mountain View, California, USA 11 January 2013.

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