Maxi blitz contro la mafia a Palermo: 91 arresti, smantellata la rete cittadina

L’operazione tra nove regioni. Ai domiciliari anche Daniele Santoianni, ex concorrente del Grande Fratello

91 persone sono state arrestate a Palermo tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani. Il maxi blitz – coordinato dalla Dda di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi – ha colpito i clan dell’Acquasanta e dell’Arenella. Sono finiti in manette esponenti di storiche famiglie mafiose, come quelle dei Ferrante e dei Fontana, quest’ultima storica famiglia di Palermo che si era trasferita in Lombardia.


Il maxi blitz

Le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa. L’operazione ha coinvolto nove regioni: Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Ai domiciliari anche Daniele Santoianni, ex concorrente del Grande Fratello, secondo quanto riporta l’edizione locale di Repubblica. Sarebbe finito a fare da prestanome in un’azienda che vende caffè. Nelle regioni del Nord, in particolare in Lombardia, il giro, tra cui la vendita di caffè, era gestito dalla famiglia Fontana, descritta dal pentito Tommaso Buscetta come una delle più pericolose.

In totale sono tre le società sequestrate: due a Milano e una a Palermo. Una di queste era appunto amministrata da Santoianni. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro. Agli arresti sono finiti i figli di Stefano Fontana – Gaetano, Giovanni e Angelo – ritenuto uno dei fedelissimo di Totò Riina. Secondo l’accusa, nel giro d’affari anche il business degli orologi lusso, appalti e commesse sui lavori eseguiti ai cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre al traffico di droga e le corse dei cavalli.

Le rivelazioni

«Mio cugino Angelo Fontana, figlio di Stefano, suo fratello Gaetano e Giovanni sono la stessa cosa, nel senso hanno tutto in comune, lui a Milano gestisce tutto a livello… economicamente a livello sugli orologi, brillanti compra vende, manda suo fratello a Palermo, fanno affari con altri gioiellieri. Ricordo che molti orologi venivano smerciati all’estero – ha aggiunto Galatolo – in particolare in Germania, dove venivano riciclati con appositi punzoni», ha raccontato ai pm il pentito Vito Galatolo. Dichiarazioni confermate dallo stesso Giovanni Fontana nelle intercettazioni.

«I clan erano pronti a sfruttare la crisi Coronavirus»

Per il gip che ha disposto gli arresti «i clan erano pronti a sfruttare la crisi Coronavirus». «L’attuale condizione di estremo bisogno persino di cibo di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di soccorso mafioso prodromiche al reclutamento di nuovi adepti. Inoltre con la crisi di liquidità di cui soffrono imprenditori e commercianti, i componenti dell’organizzazione mafiosa potrebbero intervenire, dando fondo ai loro capitali illecitamente accumulati per praticare l’usura e per poi rilevare beni e aziende con manovre estorsive, in tal modo ulteriormente alterando la libera concorrenza tra operatori economici sul territorio e indebolendo i meccanismi di protezione dei lavoratori-dipendenti», scrive il giudice.

Le parole del boss

Il boss Giovanni Ferrante, uomo del clan Fontana arrestato oggi, conversava tranquillamente con altri uomini d’onore dalla finestra della cella del carcere Ucciardone in cui era recluso. Dalle intercettazioni di altri mafiosi indagati viene fuori che questi parlavano abitualmente con Ferrante: «…io oggi sono andato a trovare mio compare», dice un uomo d’onore riferendosi al capomafia. «…Affacciò… con la mano, affacciò. Tutto a posto, glielo hai detto… tutto a posto?», racconta.

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