Coronavirus, i numeri in chiaro. Il virologo Maga: «Con questi dati potremmo smettere di contare le vittime tra un mese»

Secondo il direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, «L’epidemia si sta contraendo, soprattutto al centro sud». E la libertà, e il consolidamento dei dati, stanno alla responsabilità dei singoli

È vero, l’epidemia da Coronavirus in Italia regredisce, e basta dare un’occhiata anche da profani al susseguirsi di Excel che la Protezione civile continua a diffondere, ogni giorno, in questo rito ormai stanco di aggiornamento di numeri che sono storie e sono, ancora, troppe persone che muoiono, malate di Covid-19.


Nelle ultime 24 ore sono ancora 162 le vittime registrate in Italia. Un numero che colpisce, se si pensa che ieri invece per la prima volta era sceso sotto ai 100, facendo registrare alle cronache 99 persone che ancora, in un giorno, sono morte con questa malattia addosso.

«Diminuisce il computo totale dei malati», commenta Giovanni Maga, virologo e direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. «E la maggior parte delle regioni del Sud registra pochi o nessun decesso. È vero, si registrano più vittime rispetto a ieri, ma la tendenza è in calo. Da tempo siamo costantemente sotto ai 200 decessi al giorno e questo ci fa ben sperare che anche questo dato possa rapidamente esaurirsi».

Quando smetteremo di contare i morti?

«Se la tendenza che osserviamo oggi nei decessi si manterrà costante, si può pensare che tra trenta, forse quaranta giorni si potrebbe finalmente arrivare a un azzeramento delle vittime», dice il virologo del Cnr. «Ma sono proiezioni che si basano sui dati di oggi. Se i numeri dovessero subire dei cambiamenti di tendenza, la proiezione cambierebbe».

Sul fronte dei casi e dei contagi «l’unica regione in controtendenza è la Lombardia, che oggi registra 200 casi in più», nota Maga. «Ma la tendenza sul lungo periodo resta in diminuzione e le oscillazioni possono dipendere dal numero di tamponi e dai dati che vengono rilasciati a blocchi». Una cosa, al momento è certa e lo è anche alla luce delle riaperture del 4 maggio, di cui si cominciano a vedere gli effetti: «L’epidemia si sta contraendo, soprattutto al centro sud».

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