La statua di Churchill «razzista» coperta per protezione. Perché l’eroe nazionale divide i britannici?

Il sindaco di Londra ha fatto coprire la statua di Churchill a Westminster, imbrattata nel corso delle proteste per la morte di George Floyd con la scritta «razzista». Oggi è stata l’estrema destra a radunarsi attorno alla statua, per poi attaccare la polizia

Nonostante la decisione di Black Lives Matter di cancellare, dopo le minacce dei gruppi di estrema destra e gli appelli della politica, la manifestazione prevista per oggi, 13 giugno, a Londra per George Floyd, vanno avanti le dimostrazioni nella capitale e nel resto del paese. Anche il primo sindaco musulmano di Londra, Sadiq Khan, aveva chiesto ai manifestanti di rimanere a casa per evitare sia il diffondersi del Coronavirus sia nuovi atti di vandalismo, viste le attese contro-manifestazioni da parte di gruppi di destra, arrivati nella capitale per «difendere la storia della Gran Bretagna» ed effettivamente radunatisi in centro, in particolare nei pressi della statua di Churchill, per poi attaccare la polizia.

George Floyd, statue rovesciate e la decisione di coprire Churchill

Sempre Khan negli ultimi giorni ha deciso, dopo che gli attivisti di Black Lives Matter hanno rovesciato una statua del commerciante di schiavi Edward Colston a Bristol, gettandola nel fiume Avon, che i principali monumenti della capitale – inclusi i nomi delle strade, di edifici pubblici e targhe – sarebbero stati rivisti da una commissione per «garantire che riflettano la diversità culturale della capitale», al fine di rimuovere quelli con collegamenti alla schiavitù. I manifestanti di BLM non sono i primi a provarci: il movimento Rhodes Must Fall, nato nel 2015 in Sud Africa nel campus della Capetown University, dal quale riuscì a far rimuovere la statua di Cecil Rhodes – colonialista britannico e fondatore della Rhodesia (oggi Zambia e Zimbabwe) – si è espanso negli anni arrivando nel Regno Unito e negli Stati Uniti dove, dopo l’uccisione di Floyd, sono state decapitate e rimosse statue di schiavisti e colonizzatori, tra cui quella di Cristoforo Colombo.

Nei giorni scorsi all’Università di Oxford, dove Rhodes fu studente e dove esiste una borsa di studio a suo nome (della quale beneficiò anche l’ex presidente americano Bill Clinton), gli studenti sono tornati – a centinaia – a chiedere la rimozione di una sua statua. Il 9 giugno, la statua di un altro schiavista, Robert Milligan, è stata rimossa – questa volta non dai manifestanti, ma dalle autorità locali a Londra.

Nel frattempo, il partito laburista, che non considera controverso il fatto di voler rivedere e potenzialmente rimuovere la presenza di monumenti che inneggiano a un passato coloniale – anche se non con i metodi messi in scena a Bristol, duramente criticati dal leader laburista Keir Starmer – ha avviato un’altra commissione per esaminare tutte le statue e monumenti presenti nei distretti attualmente amministrati dal partito.

Il fattore Churchill

Tra queste non c’è la statua di Winston Churchill a Westminster, vicino al parlamento, dove il consiglio distrettuale è a maggioranza conservatrice. Ma, siccome il basamento della statua era stata imbrattata in settimana con la scritta “razzista”, in vista delle manifestazioni è stata coperta con uno scatolone protettivo per evitare altri atti vandalici. Una decisione che ha suscitato l’indignazione del premier britannico Boris Johnson, biografo e grande estimatore di Winston Churchill.

«La statua di Winston Churchill in Parliament Square è un promemoria del successo che ebbe nel salvare questo paese – e l’intera Europa – dalla tirannia fascista e razzista. È assurdo e vergognoso» – scrive Johnson – «che questo monumento nazionale sia oggi in pericolo di essere attaccato da parte di manifestanti violenti. Sì, a volte [Churchill ndr] ha espresso opinioni che erano e sono inaccettabili per noi oggi, ma era un eroe e merita pienamente il suo memoriale».

Il clima politico e ideologico è molto teso e la decisione di Khan di permettere la rimozione della statua di Milligan e di far “inscatolare” quella di Churchill in vista delle manifestazioni che poi si sono svolte nel pomeriggio sono entrambe state duramente contestate a destra (tanto che, commentando i tweet del premier, il Daily Mail titolava: «Boris Johnson mette al tappeto Khan»).

Fin quando si tratta di statue di schiavisti costruite nel 18esimo secolo, le istanze del movimento che vorrebbe farle rimuovere perché le ritiene simboli del “suprematismo bianco”, riscuotono maggior consenso tra i britannici. Ma è quasi impensabile che lo stesso possa accadere nei confronti di Churchill, eroe nazionale. Lo stesso Khan infatti ha paragonato Churchill a Mahatma Gandhi, paladino dell’anticolonialismo in India il quale però non fu estraneo a commenti razzisti nei confronti delle popolazioni africane.

Ma quali sono le accuse a rivolte a Churchill? Innanzitutto quella di aver più volte avuto posizioni antisemite e razziste, per esempio nei confronti dei nativi americani e degli aborigeni australiani, arrivando perfino a ipotizzare l’utilizzo di armi chimiche nei confronti dei curdi e degli afghani – e più in generale delle «tribù barbare» – anche se questo si tratta di un punto controverso (ci sono storici infatti che sostengono che Churchill facesse riferimento al gas lacrimogeno, non ad armi chimiche).

Altro caso ancora riguarda la carestia del Bengala del 1943-44 che portò alla morte di 3 milioni di persone: le accuse a Churchill in questo caso sono di aver ignorato ciò che stava accadendo in India, insistendo affinché il paese continuasse ad esportare riso per sfamare i soldati impegnati sul fronte in Europa e arrivando perfino a dare la colpa agli indiani, accusandoli di «accoppiarsi come conigli».

C’è chi difende Churchill sostenendo che le sue decisioni in quel caso fossero state condizionate dal contesto di guerra. La stessa argomentazione viene invocata per giustificare i suoi commenti razzisti o antisemiti, come fa su Twitter il premier Boris Johnson. Tra le varie obiezioni c’è anche chi – come nell’articolo condiviso dal celebre storico Niall Ferguson – sostiene che non esista alcun limite alla “furia iconoclastica”: cosa fare per esempio di Downing Street (la residenza del premier britannico) che prende il nome da George Downing, noto anche per avere difeso le ragioni del sistema della schiavitù in India, oppure della Banca d’Inghilterra la cui storia è intrecciata anche con quella della tratta degli schiavi?

Ma è ovvio che si tratta anche della difesa di una parte della società che trova in Churchill – politico conservatore, membro dell’establishment, eroe della seconda Guerra Mondiale, politico ammirato nel mondo – una visione della storia e valori che vanno alla radice di ciò che, per loro, vuol dire essere britannici. E poi c’é chi, pur di contrastare l’antirazzismo dei Black Lives Matter, omaggia l’eroe che sconfisse i nazisti con un saluto nazista. Senza sentire la necessità di contestualizzare il suo passato coloniale.

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