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George Floyd. La bufala del manifestante che ammette di essere pagato da Soros (nel 2017)

A seguito delle proteste per la morte di George Floyd è tornato a galla un vecchio video del 2017, già largamente smentito

Da inizio giugno 2020 sta circolando un video in cui un uomo avrebbe ammesso di essere stato pagato da George Soros per manifestare. Il video è stato condiviso nel tentativo di collegare le proteste americane per la morte di George Floyd all’uomo più odiato dai teorici dei complotti e non solo, ma partiamo da un punto per passare all’ultimo: il video è del 2017 ed era una «bufala – trollata».

Il video

Troviamo il video pubblicato il 21 marzo 2020 dal canale Youtube Rebel HQ il quale ha superato il milione di visualizzazioni:

Ecco il video diffuso online:

Fate attenzione, nel video il ragazzo sostiene che sarebbe stato invitato a pranzo da Soros.

La narrativa e i giorni nostri

Un utente su Twitter spiega come sarebbe organizzato il sistema di arruolamento e pagamento da parte di Soros riportato nel video:

-Vai sul sito http://georgesoros.com compili il form con quante volte hai protestato e vieni pagato-
Le #Proteste quelle finanziate da #Soros.
NWO usa la causa antirazzista per scatenare violenza, destabilizzare #Trump. Non gli importa di #GeorgeFloyd
BlackLivesMatters

Ecco una delle condivisioni riscontrate in italiano:

I rivoltosi dichiarano pubblicamente di essere pagati da Soros per bruciare e spaccare tutto. Ormai il “piano” è rivelato. Il “magnate filantropo” si sta giocando la sua ultima carta. Questa è la volta che ce ne liberiamo DEFINITIVAMENTE?

Lo stesso video era stato riportato in un tweet in risposta all’intervento del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, sulle proteste negli Stati Uniti:

L’autore trollava

A parte che nel sito di George Soros non c’è alcun form di iscrizione per essere pagati andando a manifestare (mancano completamente le prove per sostenere che esista), la persona che con molti sorrisi racconta «la verità nascosta» davanti al pubblico si chiama Kipchoge Spencer e su Facebook pubblica, il 4 giugno 2020, un lunghissimo post dove spiega che stava «trollando» (prendendo in giro):

I accidentally trolled myself and it went viral.

In the post-truth world satire sucks. Instead of exposing idiocy it reinforces it. Before, a satirist could be clever, funny and unpredictable, now he’s just a tool with no self-determination. That’s me in the corner, losing my religion and embarrassed to see my already twisted words doubly snaked backwards to bite me and the things I care about in the ass.

Spencer racconta che nel mondo della Post-Verità «la satira fa schifo» perché invece di esporre l’idiozia la rinforza (come succede con i video di Saolini). Nel post di risposta spiega i problemi generati dal suo intervento, pentendosi di non aver detto un altro sito – ad esempio – forse per rendere tutto più stupido e non fraintendibile (mettendo in mezzo magari i gattini o dei «gas di Bill Gates per renderti gay»):

That’s not to say I couldn’t have done a better job at the satire. I could have said the web site is georgesorosblackmagicchickenhead.com, or that if I weren’t paid to protest I’d be experimenting on kittens, or that Soros would pay you even more to infiltrate the cops and “tear gas” the protestors with Bill Gates gas that makes you gay.

Il sito Georgesoros.com esiste e qualcuno si è iscritto dopo aver visto il video, spiegando a chi ha condiviso quest’ultimo che non ha trovato alcun form di iscrizione per essere pagati per manifestare:

Enrico: «mi mandi il link della pagina che non la trovo ?»

Ornella: «vai su georgesoros.com e dove c’è scritto Sign ti iscrivi, ti vuoi iscrivere?»

Enrico: «voglio verificare quanto detto qui sopra»

Enrico: «esiste solo una iscrizione alla mail list, iscrizione che ho appena fatto. ti saprò dire se succede ciò che viene detto»

Ornella: «ok fammi sapere»

Le prime smentite nel 2017

Michael Tracey, che aveva intervistato Spencer nel video, pubblicò qualche giorno dopo – tramite il canale Youtube Rebel HQ – una spiegazione sui fatti accaduti, specificando che era tutto uno scherzo:

A seguito della nuova diffusione del video nel 2020, ecco un suo tweet del primo giugno:

People are apparently circulating this old interview I did with a “paid protester” who said he was funded by George Soros. The guy was obviously trolling! It was a schtick. Anyone who actually believes this was authentic is incredibly gullible, lol

Ecco, secondo l’intervistatore chi crede che le dichiarazioni siano autentiche è un credulone.

Uno dei tanti tweet in cui è stato condiviso il video.

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