La Statale di Milano e la Sapienza di Roma tra le 10 università che più hanno contribuito alla ricerca sul Coronavirus

I due atenei italiani hanno pubblicato un numero di studi superiore dell’Università di Oxford e della John Hopkins. Grazie anche a investimenti straordinari fatti durante l’emergenza

Quando a febbraio i ricercatori dell’Istituto Spallanzani prima e dell’Ospedale Sacco di Milano poi sono riusciti, in tempi record, a isolare il ceppo italiano del Coronavirus, non sono certamente mancati i richiami all’eroismo e alla bravura dei ricercatori e delle ricercatrici – alcune delle quali precarie – e all’importanza degli investimenti nella ricerca, anche visto il triste primato del Paese (l’Italia è ultima in Europa per fondi a ricerca e istruzione). Oggi, grazie al numero impressionante di pubblicazioni sul Covid dei ricercatori dell’Università Statale di Milano e della Sapienza di Roma, c’è un motivo in più per essere orgogliosi dei ricercatori italiani e per chiedere maggiori investimenti nella ricerca.

Statale e Sapienza prima di Oxford per numero di pubblicazioni sul Covid

Secondo una classifica realizzata dal gruppo editoriale Elsevier, sulla base della banca dati Scopus (che raccoglie le pubblicazioni accademiche: la più vasta al mondo per numero di articoli e citazioni), entrambe risultano tra i primi 10 atenei al mondo per quanto riguarda la ricerca sul Covid-19. La Statale di Milano avrebbe contribuito negli ultimi mesi allo studio del Coronavirus con ben 211 pubblicazioni (per un totale di 779 citazioni), classificandosi così al quinto posto.

Al primo posto c’è l’università di Harvard negli Stati Uniti, sempre in cima alle classifiche mondiali grazie anche alle enormi risorse di cui dispone (40 miliardi di dollari stando ai dati del 2019 – il patrimonio universitario più grande al mondo). Sul podio seguono due università cinesi di Hauzhong e Wuhan, città in cui ha avuto origine il Coronavirus. La Sapienza si classifica all’ottavo posto, prima della John Hopkins e dell’Università di Oxford, tra i leader mondiali nella corsa al vaccino anti-Covid (e rispetto al quale l’Italia ha firmato un accordo per 400 milioni di dosi).

«Questo risultato prestigioso riflette le competenze interdisciplinari e consolidate della Statale, non solo nei settori della virologia, infettivologia, immunologia e delle scienze mediche in generale, ma anche della biologia molecolare, chimica, fisica e farmacologia», commenta il prorettore alla ricerca della Statale, Maria Pia Abbracchio. «È anche il risultato dell’investimento fatto dall’ateneo fin dall’inizio della pandemia – conclude -, nel promuovere le ricerche spontanee della Statale su Covid-19 attraverso un fondo di finanziamento interno straordinario per studi che portassero a risultati concreti in tempi brevissimi». Investimenti straordinari, appunto.

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