Coronavirus. La contestata risposta dell’immunologo Bassetti al collega e il metodo «Marchese del Grillo»

Gli esperti e gli scienziati hanno contribuito all’infodemia, così come il metodo basato sul principio di autorità non ha aiutato a fare chiarezza

«Lei non sa chi sono io» è una frase che tutti conosciamo molto bene, usata soprattutto da chi vuole imporre sugli altri la propria autorità. Ricorda anche la famosa scena del Marchese del Grillo dove per distinguersi da tutti gli altri il personaggio fa leva sulla propria posizione sbattendo loro in faccia un «Mi dispiace, ma io sono io, e voi non siete un ca**o».

In questi giorni sono state contestate le risposte dell’immunologo Matteo Bassetti, ordinario dell’Ospedale di Genova, accusato di aver fatto leva sul principio di autorità nel rispondere agli utenti che ponevano domande in merito al «documento firmato da 10 scienziati» sul Covid19 di cui si è parlato in questi giorni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quella data da Bassetti a un collega, il Dott. Francesco Pilolli.

Il commento di Pilolli seguito dale risposte di Clementi e Bassetti.

Pilolli, venuto a conoscenza del «documento», si rivolge a Bassetti domandando dove possa essere consultato siccome risulta assente nel post Facebook dell’immunologo:

.. dov’è il documento?

Sembra più un Tweet che un documento (o era ironico e vi riferite al disegno?). Da 10 firmatari così importanti mi sarei aspettato qualcosa di più strutturato. Io ho una chiave di lettura che non scomoda complessi principi della virologia e dell’epidemiologia.

Pochissimi casi, pochissimi ricoveri, ancora meno pazienti critici.

Per quanto riguarda la carica virale … il 25-30% dei tamponi positivi della Lombardia sono secondari a sierologici positivi quindi a infezioni di almeno 7-10 giorni.

Dalla Letteratura le forme asintomatiche hanno la stessa carica virale dei sintomatici che decade con il tempo.

Quindi carica virale bassa non vuol dire necessariamente infezione lieve ma potrebbe essere attribuita ad un’infezione vecchia. Francesco Pilolli (in ordine alfabetico)

Bassetti, anziché spiegare il documento, domanda a Pilolli se abbia mai curato un paziente Covid19. Massimo Clementi, uno dei firmatari del documento, dubita che Pilolli pratichi la professione medica e lo invita scusarsi con Bassetti. La risposta dovrebbe essere spiazzante, ma scopriremo che non servirà a molto:

Sì, sono un medico e purtroppo siamo stati molto coinvolti in ospedale nell’emergenza, nelle terapie intensive. Sarebbe interessante leggere la pubblicazione sulla ridotta carica virale per vedere su quali pazienti sia stata riscontrata. Comunque non penso che serva aver curato direttamente i malati per aver accesso alla Letteratura medica. La ringrazio per l’attenzione riservatami.

Quattro minuti dopo, secondo più secondo meno, Bassetti risponde a Pilolli facendo leva sul «principio di autorità»:

Francesco Pilolli giusto per farle capire con chi parla: dall’inizio dell’emergenza Covid il mio gruppo ha prodotto 8 articoli scientifici pubblicati in pubmed su riviste ad alto indice di impatto e altri 10 in fase di pubblicazione su vari aspetti clinici e virologici del covid. Lei che critica quanti ne ha scritti?

In una discussione dove è prevalso il principio di autorità tra colleghi, ignari o meno di esserlo, non è pervenuta risposta alla domanda principale: dov’è il documento? Pilolli non metteva in dubbio l’importanza dei firmatari, ne riconosceva l’autorità, ma in quanto tali si aspettava qualcosa di concreto e non un semplice post social:

Proprio perché riconosco la vostra levatura e importanza scientifica preferirei leggere i risultati delle vostre ricerche su riviste indicizzate prima che vengano anticipati dati parziali attraverso i social e i media.

Durante il tempo trascorso tra il commento di Pilolli e l’ultima risposta di Bassetti, quest’ultimo modifica il suo post sostituendo l’immagine con un grafico utile a spiegare come viene calcolato l’h-index. Il motivo? Lo spiega nella modifica del post lo stesso autore: «Ho cambiato la foto mettendo l’h-index che è uno degli indici che misura la produzione scientifica di chi fa scienza e ricerca. Verificatela così si capiranno tante cose».

Dell’indice h-index ne avevamo parlato a Open per spiegare quanto fosse traballante il suo utilizzo in un articolo pubblicato da Il Tempo dal titolo «Burioni, Pregliasco e Brusaferro Gli esperti più scarsi del mondo». Nel contestare l’articolo e l’utilizzo dell’h-index per far valere il «principio di autorità» era intervenuto anche l’associazione Patto Trasversale per la Scienza in un post Facebook del 3 maggio 2020 dove vengono riportate le spiegazioni fornite da Enrico Bucci, Pellegrino Conte e Andrea Cossarizza, tre dei firmatari di PTS di cui fa parte anche Bassetti. A seguito della discussione social nel post di quest’ultimo, l’associazione ha pubblicato un recente post Facebook dove il direttivo prende le distanze e facendo un richiamo pubblico al collega firmatario e non solo:

++ NOTA DEL DIRETTIVO ++

Il PTS, anche a nome dei moltissimi soci che lo hanno formalmente richiesto, prende nettamente le distanze da qualunque socio non segua il decalogo sulla comunicazione scientifica dell’associazione (https://bit.ly/2YC1wOA ). Ci siamo dotati di un decalogo per evitare che, almeno chi fa parte di questa associazione, non alimentasse l’infodemia e le “risse” in corso sul Covid-19. Auspichiamo che tutti i soci PTS tornino a toni più moderati e rispettosi, toni che si confanno a chi fa clinica e ricerca.

La ricerca scientifica è prima di tutto umiltà di fronte al dubbio e alle diverse ipotesi portate dalle evidenze più recenti. Brandire – ad esempio- un h-index come fosse motivo di automatica superiorità e ragione rispetto ai colleghi è contrario al decalogo del PTS e contrario a qualunque utilizzo scientifico dello stesso h-index. Anche su questo abbiamo già preso posizione – https://bit.ly/31gCLJr

Questo è un richiamo pubblico alla moderazione dei toni e al rispetto dei colleghi e dei soci.

Molti i critici sull’approccio di Bassetti nel rispondere ai commenti degli utenti, alcuni di questi bannati. In un post Facebook la divulgatrice scientifica Roberta Villa non si limita a puntare il dito sull’atteggiamento dell’immunologo, ma ricorda che non è stato l’unico a comportarsi in maniera simile di fronte a chi poneva domande:

Per onestà va comunque detto che questo metodo, basato sul principio di autorità, che squalifica o banna qualunque ricercatore, medico, giornalista, o comune cittadino, che ponga in maniera educata domande, aggiunga contributi o commenti senza adulazione, non l’ha inventato Bassetti. Lui è solo l’ultimo della serie. D’altra parte si è ripetuto per anni che questo è il sistema più giusto, quello che “funziona” perché procura follower, lo abbiamo portato come esempio a livello internazionale, sovvertendo decenni di studi di comunicazione della scienza, di che cosa ci lamentiamo? Prima la gente voleva sentirsi superiore alle mammine pancine, oggi non ne può più della pandemia. Se ti piace vincere facile, è un approccio di sicuro successo #seguilonda

C’è un altro aspetto da considerare ed è quello del prestare il fianco a personaggi apprezzati, ad esempio, dagli ambienti NoVax. Stefano Pellone, uno degli utenti che raccontano di essere stati bloccati dalla pagina di Bassetti, critica la dialettica utilizzata da quest’ultimo in un suo post Facebook:

Che succede a fare un post come quello del professore Bassetti? Che interviene gente come quella negli screenshot. Professore è inutile che mi blocchi, glielo ripeto, questi post sono gli stessi di Stefano Montanari quando cominciava la sua “carriera” di nanoscienziato parlando dei metalli nei vaccini. La stessa identica dialettica. Il fatto poi di averlo fatto dopo aver usato la fallacia argomentativa dell’appello all’autorità (“si vada a vedere il mio curriculum”) dimostra come qui siamo anni luce lontani dalla Scienza.

PS A questo punto mi chiedo (e vi chiedo) se sia anche lontanamente concepibile come documento ufficiale e credibile un post su Facebook senza nessun documento collegato. Questo post, a mio avviso, vale di meno dei byte con cui è stato scritto.

Durante la pandemia Covid-19 abbiamo dovuto affrontare non solo l’infodemia dei media, ma anche un problema relativo alla comunicazione fornita dagli esperti e da come questi si sono rivolti sui social o attraverso il mondo dell’informazione. Possiamo ricordare gli scontri tra Burioni e Gismondo, così come altri casi simili dove si è creata più confusione che chiarezza per cosa? Per affermare la propria posizione e le proprie capacità? Per avere qualche like in più? Per smarcarsi o meno dalle posizioni prese da altri colleghi? Ciò di cui siamo sicuri, purtroppo, è che questi episodi hanno rafforzato il bias e la polarizzazione dei cittadini.

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