Boom di iscritti al test di Medicina. Ma è scontro tra rettori e studenti sul costo del test d’ingresso

La decisione da parte della Conferenza dei rettori delle università italiane di aumentare a 100 euro il costo del test d’iscrizione non è piaciuta all’Unione degli universitari

Motivati probabilmente anche dal ruolo di grande responsabilità che tutto il personale sanitario ha avuto durante l’emergenza Coronavirus, gli studenti italiani si stanno presentando numerosi ai test d’ingresso per le facoltà di medicina.

Le domande sono infatti aumentate radicalmente: come scrive La Stampa solo nei primi nove giorni ne sono state registrate 33.097, oltre il doppio rispetto al 2019 quando erano state 16.404. Ma c’è un’altra novità rispetto al passato: gli studenti che oggi si apprestano a sostenere la prova dovranno pagare di più rispetto a chi è venuto prima di loro.

Così è aumentata la tassa d’iscrizione

L’aumento è stato deciso dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) con un occhio al passato – tenendo conto del costo delle precedenti sessioni -, ma anche al presente. Per limitare gli spostamenti superflui ed evitare che si possano creare troppi assembramenti, infatti, per la prima volta gli iscritti potranno dare l’esame anche in università più vicine ai luoghi in cui risiedono anziché andare nella sede di prima scelta.

Ma questa operazione ha un costo: 100 euro per tutti, indipendentemente dall’università. Fino all’anno scorso sostenere l’esame di medicina in alcuni casi poteva costare oltre tre volte di meno: quello deciso dalla Crui è insomma un aumento importante, che – stando a quanto scrive sempre La Stampa – avrebbe colto alla sprovvista anche il ministro dell’Università Gaetano Manfredi.

La protesta degli studenti

Gli studenti non hanno gradito, anche se l’operazione comporterà in alcuni casi un risparmio su altri fronti, visto che non saranno più obbligati a spostarsi in un’altra città per sostenere la prova.

In un post su Facebook l’Unione degli Universitari (Udu), non solo denuncia il fatto che siano gli studenti «a dover pagare» la diversa organizzazione degli esami a causa della pandemia di Covid, ma lamenta anche quella che, dal loro punto di vista, rappresenta un’occasione persa per «ripensare le modalità d’accesso al corso di laurea in medicina». Chiedono infatti di eliminare i test che altro non sarebbero, sempre dal loro punto di vista, se non uno «strumento inefficace […] che non può rappresentare veramente uno studente» e che anzi ne limita «il diritto allo studio e al futuro».

In copertina ANSA/MASSIMO PERCOSSI | Candidati in attesa del test d’ingresso per la facoltà di medicina e odontoiatria, all’interno della facoltà di Igiene alla Sapienza, Roma, 3 settembre 2019.

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