Gaetano Manfredi

gaetano manfrediAnsa | Gaetano Manfredi è un ingegnere e accademico e politico italiano, ha ricoperto la carica di ministro dell’Università e della Ricerca nel Governo Conte II.

In netto vantaggio su Catello Maresca e su Antonio Bassolino, l’ex ministro dell’Università ha 13 liste a sostegno della sua candidatura alle elezioni comunali a Napoli: il Movimento 5 stelle – Giuseppe Conte è un suo forte sostenitore – e i partiti del centrosinistra, inclusa Italia viva, hanno deciso di appoggiare Gaetano Manfredi sottoscrivendo il Patto per Napoli. Ovvero, un documento su «come rendere sostenibile il debito e liberare risorse per il rilancio della città». Era stata proprio la situazione finanziaria del Comune, in un primo momento, a far desistere Manfredi dalla candidatura: «Il Comune presenta una situazione economica e organizzativa drammatica – aveva scritto a metà maggio, sfilandosi dalla corsa per Palazzo San Giacomo -. Le passività superano abbondantemente i cinque miliardi di euro tra debiti e crediti inesigibili. Le partecipate sono in piena crisi e si prospettano difficoltà a erogare i servizi. La macchina amministrativa è povera di personale e competenze indispensabili. La capacità di spesa corrente è azzerata».

Chi è Gaetano Manfredi?

Nato a Ottaviano, paese della città metropolitana di Napoli nel 1964, Manfredi si è laureato nel 1988 in Ingegneria civile all’Università Federico II di Napoli. A dieci anni dal titolo di studi, ha ottenuto la nomina di professore di Tecnica delle costruzioni, nello stesso ateneo. Nel 2014, poi, ha raggiunto l’apice della carriera accademica, diventando rettore dell’università del capoluogo campano fino a gennaio 2020, quando Conte l’ha nominato ministro dell’Università del governo giallorosso, in sostituzione del dimissionario Lorenzo Fioramonti. Prima di lasciare l’incarico di rettore, Manfredi è stato anche presidente della Crui – a partire dal 2015 -, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Sposato con la dottoressa Cettina Del Piano, è padre di una figlia, Sveva. La sua famiglia non è acerba di politica: il fratello minore di Manfredi, Massimiliano, è stato deputato per il Pd nella XVII legislatura.

Il trait d’union tra M5s e Pd

Da quando si è iniziato a pensare a un nome per il post De Magistris a Napoli, il nome di Manfredi era stato subito suffragato dal Pd lettiano e dai grillini. Il tecnico – che aveva già lavorato per il centrosinistra, coprendo il ruolo di consigliere tecnico del Ministro per le riforme durante il secondo governo Prodi – aveva mostrato delle ritrosie dopo aver visionato i bilanci del Comune di Napoli. Anche gli uomini di Vincenzo De Luca, meno propensi a stringere alleanze con il M5s, avevano posto delle resistenze sul suo nome, minacciando di candidare un proprio civico fuori dall’accordo con i pentastellati. Alla fine, però, si è chiuso l’accordo sul nome dell’ex ministro – supportato da 13 liste – legando la sua candidatura a un programma serrato per risanare le casse comunali e rilanciare Napoli. «Lavoro», «elettrificazione delle banchine del porto», «asse con Roma e Firenze per il turismo», «integrazione dei trasporti su scala provinciale», «più poteri e risorse alle municipalità» e via libera al «biodigestore» sono alcuni dei punti focali del Patto per Napoli. Per realizzarli, Manfredi ha già annunciato che – nel caso di elezione – varerà «una giunta tecnico-politica di alto livello, serve competenza e politica, una giunta che sia in grado di dare risposte nella fase della costruzione della nuova Napoli, perché serve il progetto ma anche buoni esecutori».

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