Caos sul concorso dei medici specializzandi, il ministro Manfredi assicura: «Dal 15 gennaio saranno in corsia»

di Fabio Giuffrida

Il ritardo nella pubblicazione della graduatoria del concorso è dovuto ai ricorsi presentati dagli specializzandi per una domanda sbagliata nel test. Ora è (quasi) tutto pronto. Ma attenzione: i ragazzi «per il primo anno non avranno molta autonomia perché devono imparare»

A rispondere ai tanti specializzandi, che in queste ore hanno chiesto a gran voce, di poter lavorare fin da subito negli ospedali sotto pressione a causa del Covid, è il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. «La prova si è tenuta a settembre, quasi 24 mila iscritti, un grande sforzo organizzativo – dice al Corriere della Sera – vista la situazione sanitaria». Poi, però, spiega ancora il ministro, «sono arrivati i ricorsi, il Tar e ora il Consiglio di Stato, c’è un enorme litigiosità su questi esami».


La domanda sbagliata nel test

Alla base dei ricorsi c’era una domanda sbagliata nel test: «La domanda a monte non era sbagliata», precisa subito Manfredi. Poi, però, aggiunge: «Purtroppo c’è stato un errore dettato dalla procedura informatica. Quando la commissione se n’è accorta, si è deciso di annullarla per tutti e di valutare il test sulle altre 99». La situazione potrebbe sbloccarsi il 15 dicembre quando il Consiglio di Stato sarà chiamato a decidere «se la graduatoria si fa contando tutte le domande o soltanto le 99 giuste».


In servizio il 30 dicembre o il 15 gennaio

E non è detto nemmeno che i 14.500 specializzandi possano entrare in servizio già il 30 dicembre. Come dovrebbero spostarsi, nella città di destinazione, con le feste natalizie in mezzo, i limiti imposti dall’ultimo Dpcm e dunque con una pandemia in corso? «Se i tempi saranno troppo stretti, rinvieremo l’inizio al 15 gennaio per dare il tempo a chi deve cambiare città di sistemarsi», dichiara il ministro.

«Gli specializzandi non avranno molta autonomia il primo anno»

Specializzandi che, ci tiene a sottolineare il ministro, andranno in corsia fin da subito anche se «per il primo anno non avranno molta autonomia perché devono imparare». Quello che Manfredi teme, in realtà, sono le rinunce: «C’è sempre una quota del 10-20 per cento di specializzandi che non ottiene il posto che voleva». E, dunque, rinuncia al posto. Le specializzazioni più ambite restano cardiologia e pediatria, «quelle meno ricercate emergenza e rianimazione» (che, in questo momento, sono anche le più importanti).

Foto in copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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