Coronavirus, Ricciardi: «Europa troppo lenta e disorganizzata per contrastare l’infezione. L’Italia non può restare indietro»

Per il professore «servirebbe un accordo tra Paesi membri per attivare meccanismi di coordinamento più forti». E sulla questione degli aeroporti è realista: «Non è possibile eseguire tamponi a tutti i passeggeri»

Per Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e ordinario di Igiene generale e applicata all’università Cattolica di Roma, l’Europa è ancora troppo lenta nello scegliere una linea comune per contrastare gli effetti a breve termine della pandemia da Coronavirus. Su una cosa è sicuro: «l’Italia deve reagire al momento, non possiamo pregiudicare la situazione di un Paese che ha fatto tanto ed è stato colpito per primo».

Con l’esplosione dell’emergenza sanitaria e vista la delicatezza della situazione, «le iniziative che ha preso l’Italia sono state decise dopo che il nostro Paese ha chiesto esplicitamente all’Europa di intervenire», ha detto a Il Messaggero Ricciardi. Purtroppo, però, l’Europa è piuttosto lenta. «Quindi, è stata presa la decisione di circoscrivere il rischio a livello nazionale, anche se è stato chiesto da diversi giorni all’Europa di farlo in maniera coordinata».

Dunque è chiaro, agli occhi di Ricciardi, che manchi un organismo che prenda posizione quando è in gioco la salute dei cittadini europei. «Di fatto la salute è una responsabilità degli Stati membri, e quindi la Commissione europea non ha strumenti adeguati. Però se i Paesi si mettessero d’accordo nel delegare alla Commissione più poteri in questo senso, sarebbe meglio».

Per fugare ogni pericolo e dubbio, «servirebbe un accordo tra Paesi membri in base al quale, quando ci sono situazioni straordinarie come in questo momento che c’è una pandemia, possano essere attivati meccanismi di coordinamento più forti. Ma questo richiede tempo, trattative, e alla fine poi i singoli Paesi membri decidono da soli».

Il gap sugli aeroporti

«Nell’ordinanza del governo, non soltanto è stato deciso il blocco dei voli diretti, ma anche quello dei passeggeri che vengono dai Paesi a rischio con voli intermedi», spiega il consigliere dell’esecutivo. Per cui anche se un passeggero «sbarca a Parigi o a Berlino viene bloccato al confine perché arriva comunque da un Paese a rischio. Stavolta la decisione del governo è stata ancora più attenta rispetto a quella di prima, che effettivamente lasciava lo spazio a questo tipo di rischio».

Alla domanda se fosse possibile tracciare i contagi facendo i tamponi a tutti i passeggeri che passano in aeroporto, il medico risponde che no, «non è fattibile. Innanzitutto il tampone è una misura puntuale, quindi magari in quel momento un soggetto può risultare negativo, mentre invece è positivo. Non c’è insomma garanzia di affidabilità dal punto di vista tecnico.

Inoltre, è impossibile effettuare decine di migliaia di tamponi al giorno in un aeroporto dove arrivano migliaia di persone. Bisogna invece fare in modo di limitare i rischi a monte. Per esempio, ci sono Paesi come Svezia, Gran Bretagna e nei Balcani, che non hanno fatto quasi niente per contrastare la diffusione del virus e hanno una circolazione che a volte per un aereo può riguardare il 50-60 per cento dei passeggeri. Quindi non è accettabile che le persone da quei Paesi vengano in Italia».

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