Recovery Fund, il giorno decisivo in cui non si decide abbastanza. Così il vertice Ue svela i limiti di questa Europa contro la pandemia

Il vertice dei vertici sta per superare il record raggiunto dai quattro giorni del vertice per l’approvazione del Trattato di Nizza del dicembre 2000. Ecco tutti i nodi del vicino accordo

La base di accordo sul potenziale compromesso raggiunto questa mattina è di un fondo con 390 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto (110 in meno dei 500 proposti all’inizio), leggermente al di sotto dei 400 considerati come linea rossa dal Presidente francese Emmanuel Macron. La strategia del gruppo dei quattro frugali (Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia) sta funzionando: hanno portato la trattativa nel loro campo, indebolito (per non dire annullato, almeno per ora) il ruolo dell’asse franco-tedesco e ottenuto un taglio delle sovvenzioni superiore alle aspettative. 


Questo pomeriggio cercheranno anche di risolvere la questione degli sconti di bilancio (i rebates), e alla fine i frugali saranno più o meno completamente compensati. Il gruppo dei frugali ha raggiunto un altro importante obiettivo: la possibilità di esercitare un sostanziale diritto di veto sull’erogazione dei fondi, il cosiddetto “freno di emergenza”. 

Il super-freno agli aiuti Ue

Il meccanismo ancora non è chiaro ma, come spesso accade, il diavolo sarà nei dettagli. Ciò che è stato concordato è che uno Stato membro, se riterrà che le condizionalità non siano state soddisfatte, potrà richiedere la sospensione temporanea dell’erogazione. La questione sarà quindi discussa dai ministri delle finanze oppure al Consiglio europeo per un’analisi e risoluzione finale.

Ciò che fa la differenza a questo punto è se la risoluzione debba essere approvata all’unanimità o con un voto a maggioranza qualificata. In tal caso, gli olandesi avrebbero de facto un diritto di veto. Altrimenti, sarebbero solo in grado di ritardare, ma non fermare, il trasferimento dei fondi. 

La questione resta da definire e probabilmente sarà rimandata a un vertice successivo. Comunque vada, di sicuro il meccanismo per la governance del Recovery Fund richiederà a ogni Paese di presentare un piano economico di aggiustamento strutturale di lungo periodo, esaustivo negli obiettivi e nel percorso di attuazione. Argomento non facile per il governo italiano. 

Il nodo del bilancio Ue

Un’altra questione irrisolta, stavolta non legata al Recovery Fund ma al bilancio pluriennale (MFF 2021-27), è il collegamento con l’applicazione dello stato di diritto. L’argomento riguarda principalmente Polonia e Ungheria, con il premier ungherese Viktor Orbán a rivestire il ruolo di difensore del diritto di non ingerenza dell’UE in questo genere di affari interni. Orbán respinge ogni meccanismo che colleghi i trasferimenti del budget europeo agli Stati membri con la violazione dello stato di diritto secondo i principi dell’UE. 

A differenza dei premier dell’Europa meridionale, Orbán può aspettare.  Dopo aver visto il premier ungherese schierarsi dalla parte dell’Italia contro il premier olandese Mark Rutte sulla questione sovvenzioni, potremmo vedere Orbán contro Rutte sulla questione dello stato di diritto, con l’Italia dalla parte di Rutte visto il compromesso sulla parte relativa alle sovvenzioni del pacchetto e i dettagli della governance ancora da stabilire. 

L’errore dietro il quasi fallimento del vertice

Il vertice straordinario per affrontare la crisi da Covid-19 sta dimostrando che collegare il Recovery Fund al bilancio pluriennale è stato uno sbaglio, in questo modo si è data la possibilità a un gruppo di Paesi ristretto di esercitare un’influenza sproporzionata, con Rutte e Orbán in grado di abbassare le ambizioni di tutto il progetto. 

Prepariamoci quindi a un compromesso parziale e al ribasso. I governi dell’Europa del Sud dovranno accettare quel che viene, ogni ora che passa il loro potere negoziale diminuisce: se dimostri di aver assolutamente bisogno che al fondo vengano assegnati quei 50 o 10 miliardi in più o in meno non puoi certo minacciare di mandare a monte il negoziato.

Ciò nonostante, l’accordo sarà presentato come un successo, le somme stanziate sono consistenti e nonostante tutto si può comunque dire che l’UE ha agito rapidamente, ma come abbiamo visto i nodi irrisolti restano. 

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