Inchiesta sui test sierologici in Lombardia, il “sindaco ribelle” di Robbio: «Pensavo avessimo la sanità più avanzata al mondo. Ma hanno gestito malissimo l’emergenza» – L’intervista

Roberto Francese, il primo cittadino del Comune nel pavese, ricostruisce con Open quanto accaduto con i test sierologici nei mesi scorsi: «Dovevamo fare qualcosa. La gente stava male»

«Io non ho velleità politiche. Io guardo alla salute dei cittadini», dice Roberto Francese, sindaco di Robbio rieletto nel 2019, con una lista civica e il 72% di voti. E a giudicare dal suo operato sembra proprio che il primo cittadino di calcoli politici non ne abbia proprio fatti, quando c’era da decidere se fare o no i test sierologici per mappare la situazione nel suo Comune.

Francese è stato infatti il primo sindaco in Italia ad avviare le analisi a tappeto con i test sierologici, andando contro le indicazioni di Regione Lombardia che non voleva si usassero test diversi da quelli Diasorin- San Matteo. Di questo e di altro abbiamo parlato con lui.

Sui giornali si parla di lei come del “sindaco ribelle”, ci può raccontare cos’è successo con questi test?

«Il tutto è partito a fine marzo, momento del picco dell’epidemia per la nostra città, quando i miei cittadini continuavano a chiamare tutti i numeri regionali perché, avendo chiari sintomi da Coronavirus, avevano necessità di fare il tampone o essere ricoverati per una cura. Almeno di avere una diagnosi. A questi cittadini veniva detto di rimanere a casa fino al momento in cui ci sarebbe stata una grave crisi respiratoria. Alcuni sono morti, altri ce l’hanno fatta. Premetto che io ho votato Fontana, sono sempre stato amico di Gallera, non li critico perché sono un loro oppositore, li critico perché hanno sbagliato.

Ci siamo trovati senza tamponi, senza la possibilità di fare nulla, con la gente che stava male. A quel punto mi sono stati proposti i test sierologici, per fare un’indagine epidemiologica, perché non hanno valore diagnostico. Ho fatto una piccola ricerca di mercato per vedere quanto costassero. In quel momento si trovavano a 90, 100, 120 euro. Io sono riuscito a trovarli, in 4 laboratori diversi, a 45 euro e siamo partiti. Non l’ho fatto con fondi pubblici, ho detto: chi vuole farlo se lo paga, chi non può o non vuole pagarlo glielo pago io di tasca mia».

Come ha preso il via la campagna?

«Iniziamo il 20 marzo con la prima giornata. Avviso l’Ats (Agenzia di Tutela della Salute), l’assessorato alla Sanità, ho avvisato tutti mica l’ho fatto di nascosto. Poi iniziano ad arrivarmi delle mail dall’Ats nelle quali, ufficialmente, mi veniva detto che alcuni Comuni erano già stati bloccati e di non fare niente fino a quando non sarebbe arrivata la Regione a dirci quello che dovevamo fare».

Perché non ha usato i test Diasorin?

«Io ho chiamato la Diasorin e mi hanno detto che non erano disponibili. Ho anche le Pec inviate, e i magistrati hanno acquisito tutto. Il primo test che abbiamo fatto era il Maglumi, marchiato CE dal 28 febbraio. Noi lo abbiamo fatto il 20 marzo. Abbiamo usato test con la marchiatura, non è che abbiamo fatto ricorso allo stregone con la sfera di cristallo… Tra l’altro la prima decina di positivi li ho inviati all’Ats che, senza fare il tampone di verifica ma solo con il test Maglumi, li ha inseriti nel portale ufficiale dei positivi della Regione. Dunque loro scrivevano a me che i test non potevano essere usati ai fini diagnostici, mentre era proprio quello che facevano».

Ha ricevuto pressioni per utilizzare i test “ufficiali”?

«Riguardo alla prima giornata di test l’Ats ci diede l’ok. Poi, a seguito delle delibere della Regione, mi hanno inviato quelle mail quindi suppongo abbiano cambiato di idea. Le mail dicevano di sospendere tutto, di non far più niente, ma io ero già partito: i cittadini lo volevano fare, non spendevamo un euro di soldi pubblici, i test erano marchiati CE. Insomma, dovevano darmi una valida motivazione per fermarmi».

Altri sindaci hanno seguito il suo esempio?

«Subito dopo di noi sono partiti in tanti. Molti però si sono fermati. Io non ho velleità politiche ma guardo alla salute dei cittadini. Molti sindaci si sono impauriti e non l’hanno poi fatto. Ognuno fa quello che si sente di fare nella sua vita… Che si facesse il Diasorin, l’Abbott, il Maglumi, l’importante era far qualcosa. Noi, con la nostra scelta, abbiamo fatto l’indagine epidemiologica più completa d’Italia, con l’aiuto anche del Prof. Bassetti di Genova».

Già all’inizio di maggio usò parole dure contro la Regione per la storia dei “400 vaccini umani”, cioè dei 400 cittadini con valori altissimi di anticorpi IgG, risultati dai vostri test, che volevano donare il plasma ma che non erano messi nelle possibilità di farlo. Com’è andata poi quella storia?

«Abbiamo un gruppo di cittadini con gli anticorpi e a oggi non li hanno ancora chiamati per donare il plasma. Questa cosa io l’ho detta anche a Gallera».

Ecco, Gallera. Come pensa che la Giunta regionale leghista abbia gestito, nel complesso, l’emergenza?

«Fino al giorno prima dell’inizio della pandemia ero convinto di vivere nella Regione con la sanità più avanzata al mondo. Adesso, sinceramente, penso che abbiano gestito malissimo questa vicenda. Peggio di così non potevano fare».

Dall’inchiesta sarebbe emersa una chat dove il deputato leghista Paolo Grimoldi la definirebbe “miserabile”, avvertendo che chiunque avesse fatto sponda con lei sarebbe stato allontanato dal movimento. Grimoldi ha smentito. Lei cosa risponde?

«La cosa non mi sfiora. Basterebbe anche solo chiedere scusa invece di negare l’evidenza. Queste chat ormai girano da mesi. Tra l’altro l’on. Grimoldi, con l’on. Maggioni, in piena pandemia, ha fatto una interrogazione parlamentare, al ministro Speranza, chiedendo di prendere posizione contro i Comuni come Robbio. Mi pare che Grimoldi abbia detto al Fatto Quotidiano che non mi conosce, che non sa dov’è Robbio e non si è mai interessato ai test sierologici. Mi sembra strano…»

In queste chat è saltato fuori anche il nome di Matteo Salvini, a cui Grimoldi farebbe riferimento. Lei pensa che il leader della Lega fosse al corrente o che abbia potuto avere un ruolo?

«Salvini farebbe prima a dire se è vero o non è vero. Perché le cose sono due: o Grimoldi è un ballista o Salvini lo ha detto davvero».

Sindaco, una curiosità, lei è stato eletto con una lista civica, ma la Lega?

«La lista che avevo contro aveva all’interno i militanti Lega di Robbio. Quindi io la Lega ce l’ho contro da sempre, sebbene abbia tanti amici nel partito. Io collaboro con tutti: dal Pd, a Forza Italia alla Lega stessa».

Foto Copertina: Facebook/Roberto Francese

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