Porto Empedocle, la sindaca M5s Carmina dopo la fuga dei migranti dal centro: «Eravamo già in crisi sul turismo, ora ricevo minacce» – L’intervista

Attualmente sono più di 200 i migranti nel centro di accoglienza che potrebbe accoglierne 100. Come spiega la sindaca, il problema non è tanto legato al numero degli sbarchi, quanto alla gestione dei flussi. E alla percezione dei cittadini

«Io sono stata eletta nel 2016, e solo quell’anno ci sono stati oltre 180 mila sbarchi. All’epoca non ce ne siamo nemmeno accorti, il problema emerge ora perché c’è la questione sanitaria che impone scelte diverse rispetto al trattamento ordinario». Ida Carmina, eletta con il M5s, è la sindaca di Porto Empedocle, il comune di circa 16mila abitanti in provincia di Agrigento (Sicilia) dove negli ultimi giorni circa un centinaio di persone sono scappate dal centro di accoglienza per migranti. In totale l’edificio potrebbe ospitare 100 persone: l’altro giorno erano 520. Il giorno successivo sono arrivate oltre 200 persone da Lampedusa. 


Ma, come racconta la sindaca, il problema non è tanto nel numero degli sbarchi. Nei giorni scorsi il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa ha mostrato come il periodo di alta stagione degli sbarchi in Italia sia terminato ormai da oltre tre anni. Anche se dovessero sbarcare in Italia circa 20mila persone entro la fine del 2020, sarebbe una cifra inferiore del 90% rispetto a quella del 2016. Numeri che nascondono un costo fatto anche di vite umane: ne è una dimostrazione l’uccisione di tre profughi a Kunhs, qualche chilometro a est da Tripoli il 28 luglio. 

Il problema è dunque di carattere sanitario legato al pericolo di infezione? Solo in parte: dipende dalla gestione del fenomeno. Dall’inizio dell’emergenza solo l’1,5% dei migranti è risultato positivo. Inoltre, rispetto agli arrivi via autobus o via treno, chi arriva su un gommone o una barca è sottoposto a un tampone e viene messo in auto-isolamento preventivo fino al suo esito. Certo, se poi avvengono fughe come quella avvenuta a Porto Empedocle, è difficile prevenire eventuali contagi. 

Twitter / Fermo immagine del video pubblicato sul suo profilo dal segretario della Lega Matteo Salvini sulla fuga di numerosi migranti dalla tensostruttura allestita dalla Protezione Civile a Porto Empedocle

Il rischio di isterismo di massa

In un’intervista a Il Foglio, il sindaco Pd di Agrigento, Calogero Firetto, ha parlato di crisi di sicurezza che si somma alla crisi sanitaria. Carmina va più cauta: «Noi siamo a zero casi di Coronavirus. C’è un’emergenza dovuta alla scelta di concentrare tutto l’afflusso dei migranti in questa zona. Se queste persone scappano e poi si riscontra che magari 40 di quelli passati da Porto Empedocle sono risultati positivi in Basilicata, evidentemente un po’ di preoccupazione viene». 

Alla base della comune preoccupazione dei sindaci c’è il timore di una reazione scomposta di una parte dei cittadini, di un «imbruttimento» degli italiani – come ha dichiarato Firetto – che escono angosciati da tre mesi di lockdown e che trovano un pretesto o ulteriore motivo di disagio nel vedere una situazione che appare “fuori controllo”. Un nervosismo collettivo che rischia di diventare isteria di massa.

Carmina racconta di aver ricevuto sia messaggi di aiuto che minacce negli ultimi giorni da parte di concittadini che temono per la salute della propria famiglia. Uno stato di allarme sociale che, racconta la sindaca, è reso ancora più grave dai media. «Qui la gente si è rovinata economicamente pur di tutelare la salute, ha patito la fame».

Le ricadute sull’economia locale

«La situazione economica è molto difficile – continua Carmina -. Abbiamo una percentuale molto alta di richiedenti di reddito di cittadinanza, tanti quanti Agrigento che ha una popolazione tre volte la nostra. Il danno di immagine di essere considerato un paese “hot-spot” è grande. Quando uno guarda nel porto l’alto giorno c’era l’Ocean Viking, la Sea Watch e il traghetto che porta i migranti a Lampedusa. Ovviamente questo crea dei problemi». 

Avete riscontrato un calo nel turismo? «Assolutamente, hanno disdetto tutte le prenotazioni». Ma non sarà dovuto anche ai timori legati al Covid? «No no, prima di questa situazione andai in un albergo e il proprietario mi aveva confermato che erano cominciate ad arrivare le prenotazioni. Dopo l’arrivo della nave-quarantena Moby Zazà è cambiato tutto». I problemi riguardano anche altri settori: «In questa tratta ci sono anche gli operatori del mercato del pesce – spiega -. Gli sbarchi comportano rallentamenti e il pescato così arriva in ritardo nei mercati ittici e rimane invenduta la merce». 

Secondo i dati forniti dalla sindaca, al 29 luglio sono circa 220 i migranti nella struttura di accoglienza di Porto Empedocle. In serata è previsto l’arrivo di altri 250. «I tamponi li fanno nella tensostruttura …a trecento metri da una scuola media e dal centro città – afferma, evidentemente preoccupata -. Se scappano o succede una rivolta…». Come è noto, dopo la fuga di massa, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese ha annunciato l’invio dell’esercito. Ma per Carmina, che dice di aver ricevuto una telefonata soltanto dal ministro degli Esteri Luigi di Maio e non ancora da Lamorgese, non basta.

«Io risolverei il problema a monte con strutture adeguate dalle quali è impossibile uscire. Bisogna utilizzare l’esercito non per venire a sorvegliare ciò che è difficile a sorvegliare. Io sarei per una missione militare di pace in Italia. Se ci dicono che il virus è una guerra, dobbiamo affrontare la situazione quasi come se fosse una guerra». Dunque la sindaca vuole che l’esercito rimanga a Porto Empedocle? «No, no, deve stare a Lampedusa. Utilizziamo le navi militari per distribuire immediatamente i migranti che arrivano, così eliminiamo i passaggi intermedi».

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