Distanziamento sui mezzi pubblici, dal Piemonte alla Sicilia il caos delle regioni che decidono da sole

Da Nord a Sud le varie ordinanze disegnano un quadro non omogeneo, spesso opposto alle indicazioni date dal Governo

Lo schema sembrava semplice: le compagnie su rotaia decidono di rimuovere il distanziamento sui treni e riempire i vagoni al 100%. Esplodono le polemiche attorno al tema del distanziamento sociale sui mezzi di trasporto. Il Governo interviene e, con un’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, rimette le cose a posto. Fine della storia? No.

L’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus ha ampiamente messo in luce il marcato regionalismo che contraddistingue l’Italia, non sempre funzionale. Qualora servisse un’altra dimostrazione, ecco saltare all’occhio il caos regionale sul distanziamento sociale che riguarda i mezzi di trasporto. Da una rapida rassegna, emerge una Babele che parte da Nord e arriva a Sud. Ecco una mappa parziale e in via di aggiornamento.

La situazione in Lombardia

Regione Lombardia ha firmato un’ordinanza, confermandone la validità, che dà il via libera alla piena occupazione dei posti a sedere e del 50% di quelli in piedi sui mezzi pubblici. Atm – la società di trasporti milanesi – ha comunque, in via prudenziale, lasciato i segni di distanziamento sui mezzi, in attesa di avere delucidazioni, chiedendo ai viaggiatori di rispettarle. L’assessore regionale ai Trasporti, Claudia Terzi, ha spiegato che la scelta di permettere la piena occupazione dei posti a sedere sui mezzi pubblici, treni inclusi, è stata «molto meditata».

Terzi ha negato che questo possa costituire un controsenso, vista l’ordinanza del ministero della Salute, in quanto treni a lunga percorrenza e treni regionali «sono due situazioni e modalità di trasporto diverso», con tempi molto più lunghi nel primo caso. Terzi ha osservato come la Lombardia abbia dato l’ok anche per coordinarsi con le Regioni vicine, come Liguria e Piemonte che avevano già deciso il via libera. In ultimo si è detta fiduciosa di poter arrivare a un accordo con l’esecutivo giovedì, in occasione della Conferenza Stato-Regioni.

Piemonte

In mattinata il primo “niet” è arrivato dalla Regione Piemonte. L’assessore ai Trasporti, Marco Gabusi, ha spiegato che il Piemonte non è nelle condizioni di eliminare il distanziamento a bordo dei mezzi pubblici. «Ci faremo sentire presso il Governo affinché la situazione venga sanata», ha annunciato l’assessore. In Piemonte il distanziamento sui treni regionali non esiste più dal 10 luglio. «Abbiamo migliaia di utenti che rimarranno a piedi – ha aggiunto Gabusi -, che non potranno svolgere la loro attività lavorativa e non potranno nemmeno andare in vacanza». L’assessore si è poi detto «basito» dopo che «sabato in poche ore due Ministri hanno detto due cose opposte rispetto al distanziamento a bordo dei mezzi pubblici».

Veneto e Friuli Venezia Giulia

In Veneto un’ordinanza Regionale del 26 giugno scorso consente l’occupazione del 100% dei posti sul trasporto pubblico, sia seduti che in piedi. Vengono però imposte una serie di condizioni, tra cui l’obbligo di indossare le mascherine, garantire la separazione tra entrata e uscita del mezzo, l’igienizzazione delle mani, oltre che un costante ricambio dell’aria. «In attesa che a Roma smettano di litigare, noi confermiamo la nostra ordinanza, che permette la capienza in base all’omologazione», ha detto il presidente Luca Zaia, osservando come questo non sia «un atto di irresponsabilità. Se si tratta di svuotare del 40% i bus e del 50% i treni, si dica ai cittadini che non ci sono alternative per il trasporto pubblico. Lo dico in maniera costruttiva, il problema che ho io ce l’hanno tutti i colleghi delle Regioni», ha concluso.

Situazione analoga in Friuli Venezia Giulia, dove è stata prorogata al 31 agosto l’ordinanza che consente l’utilizzo di tutti i posti, in piedi e a sedere, sui mezzi di trasporto pubblico locale, ma nel contempo obbliga i passeggeri all’uso della mascherina o di una protezione a copertura di naso e bocca.

Basilicata

Spostandoci al Sud ecco la Basilicata, dove sui mezzi di trasporto pubblico il distanziamento non è mai venuto meno. Autobus e treni qui viaggiano con una capienza ridotta al 50%. I posti da non occupare sono segnalati, ed è così fin dall’avvio della cosiddetta Fase 2, nel rispetto dunque delle indicazioni di Palazzo Chigi.

Calabria

Il trasporto pubblico locale è tornato a regime normale dal 24 luglio scorso, secondo l’ordinanza della presidente della Regione Jole Santelli. Nella disposizione, che di fatto deroga l’aspetto del distanziamento sociale, si precisa che «ferme restando le misure di prevenzione, di igiene e comportamentali già fissate dalle vigenti ordinanze regionali e dalla normativa nazionale», vengono ripristinati il 100% dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma. Analogamente, per il servizio ferroviario regionale, si stabilisce un aumento delle attività fino ad arrivare allo stesso livello del periodo pre-emergenza. Tuttavia anche la Regione Calabria sarebbe in attesa della Conferenza Stato-Regioni per definire la situazione, alla luce dell’ordinanza del ministro Speranza.

Sicilia e Sardegna

In Sicilia la normativa regionale sul trasporto regionale non prevede alcun distanziamento. Per quanto riguarda gli Intercity giorno e notte a lunga percorrenza, che partono dall’isola, sono previste le prenotazioni a scacchiera fino al 50% dei posti. Ma la situazione cambia se si guarda al trasporto locale, pubblico e privato. Sui bus nessun divieto, ad eccezione dell’uso obbligatorio della mascherina. Sulle navi che viaggiano da Messina a Villa San Giovanni il distanziamento interpersonale vale non come obbligo, ma come indicazione. Anche qui però vige l’obbligo di mascherina.

In Sardegna già dal 15 luglio scorso è consentita l’occupazione del 100% dei posti a sedere nei mezzi del trasporto pubblico locale. Lo prevede infatti un’ordinanza del presidente della Regione Christian Solinas, poi prorogata il 31 luglio. Nessun distanziamento quindi a bordo di autobus urbani ed extraurbani, sui treni e nelle metropolitane ma anche in auto e in taxi. Nella stessa ordinanza è ripristinata su tutto il territorio regionale la programmazione ordinaria dei servizi di linea, e non di linea, erogati dalle aziende di trasporto pubblico locale su gomma, ad esclusione di quelli scolastici. 

Foto Copertina: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

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