Furbetti del bonus, il Garante ha deciso e scrive all’Inps: «I nomi siano pubblici, la privacy non è un ostacolo»

L’intervento dell’Authority era stato anticipato da Open. Aperta anche un’istruttoria sulle modalità di trattamento dei dati da parte dell’ente previdenziale

La privacy non è un ostacolo alla pubblicazione dei dati sui “furbetti del bonus“, ovvero i parlamentari (tre effettivamente beneficiari a quanto si sa) che hanno ottenuto il sussidio post Coronavirus da 600 euro. A stabilirlo è il Garante della Privacy. La decisione dell’Authority era nell’aria, come anticipato da Open.

La decisione del Garante

«In relazione alla vicenda del bonus Covid – si legge in un comunicato diffuso nel pomeriggio dell’11 agosto -, il Garante per la protezione dei dati personali precisa che, sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato (art. 26, comma 4, d.lgs.33 del 2013)».

Secondo il Garante, «ciò vale, a maggior ragione, rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono, anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti (cfr., ad es., artt. 9 L.441/1982 e 5 d.l. 149/2013, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 13 del 2014)».

Il rimpallo di responsabilità e l’istruttoria sull’Inps

Fonti interne dell’Autorità, interpellate da Open alcune ore prima della diffusione del comunicato, avevano spiegato che la questione era «all’attenzione del Garante». Garante che era stato chiamato in causa, in una intervista pubblicata l’11 agosto sul Corriere della Sera, dalla vice presidente dell’Inps, Maria Luisa Gnecchi, che – incalzata sulla pubblicazione dei nomi dei deputati beneficiari del bonus – aveva detto: «A pronunciarsi deve essere il Garante della privacy».

Alla fine, la decisione non si è fatta attendere. E sotto la lente del Garante finisce anche l’Inps stesso, per «la metodologia seguita rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse». Sulla questione, annuncia l’Authority, sarà aperta una istruttoria.

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