Bonus Inps, sospetti su due deputati leghisti. Il Carroccio: «Se hanno preso quei soldi saranno sospesi»

Si fanno insistenti i dubbi su Andrea Dara ed Elena Murelli. Nessun riscontro finora sul grillino che avrebbe intascato l’aiuto

A chiederlo sarebbero stati in cinque, ad ottenerlo tre: due leghisti e uno del M5s. Si aggiungono nuovi dettagli nella saga della “lista della vergogna” di chi ha intascato il sussidio da 600 euro stanziato dal governo per aiutare gli autonomi in difficoltà per la crisi dovuta all’emergenza Coronavirus.

Mentre i vertici del Movimento stanno facendo firmare ai loro un documento per rinunciare alla privacy e scoprire così chi ha ricevuto il bonus, continua l’indagine interna della Lega. Tra le fila del Carroccio sono due i nomi che circolano con insistenza e che confermano le indiscrezioni iniziali che parlavano di un mantovano e una donna.

Andrea Dara

Sarebbero quelli di Andrea Dara – classe ’79, nato a Castel Goffredo (in provincia di Mantova, appunto) – e Elena Murelli – classe ’75, nata a Piacenza – segretaria della XI Commissione lavoro pubblico e privato. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha commentato: «Come promesso, se qualcuno ha preso un bonus sarà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficenza». 

Oltre a Dara e Murelli sarebbe coinvolto, sempre secondo le indiscrezioni circolate nelle prime ore, un «deputato leghista del sud» che avrebbe chiesto il sussidio, senza ottenerlo. Così come l’avrebbe chiesto un parlamentare di Italia viva, senza successo. Nessun riscontro finora sul grillino che ha ricevuto l’aiuto. Ieri, 10 agosto, circolava con insistenza il nome di Nicola Acunzo che però ha smentito: «Mi dispiace si possa pensare sia io».

Elena Murelli

Intanto il governo starebbe pensando a una norma per costringere chi tra i politici ha ricevuto il sussidio a restituirlo. L’idea, secondo la Repubblica, è di introdurre un emendamento ad hoc nel dl agosto e di renderlo retroattivo. Dovrebbero restituire il sussidio a quel punto non solo i parlamentari ma anche sindaci e consiglieri regionali, alcuni dei quali – come il vicepresidente della regione Veneto Gianluca Forcolin e il piemontese Matteo Gagliasso – nelle scorse ore si sono giustificati dicendo che è stato «un errore del commercialista».

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