«I 600 euro? Li ho donati al Comune»: ecco le scuse migliori dei politici che hanno preso il bonus. E spunta l’hashtag #trovateunascusamigliore

Qualcuno dà la colpa alla fidanzata, altri ai soci in affari. Ma la rete ha già dato la sua sentenza

C’è chi dice di averlo ricevuto a propria insaputa, chi dà la colpa al commercialista, chi attribuisce l’equivoco a un errore della fidanzata. Nel susseguirsi di coming out da parte di consiglieri comunali e regionali che hanno chiesto – e in tanti casi ottenuto – il bonus Inps destinato ai lavoratori autonomi, sono eterogenee le giustificazioni presentate dai diretti interessati a propria discolpa. Tanto che su Twitter, nella mattinata del 12 agosto, l’hashtag #trovateunascusamigliore ha scalato le tendenze, fino alla vetta.

Tra le scuse più chiacchierate c’è quella di Diego Sarno, consigliere piemontese eletto con il Partito democratico, che in un lungo post pubblicato su Facebook s’è giustificato così: «La mia compagna fa questo di lavoro e da sempre gestisce la contabilità riguardante la mia attività professionale. Durante il lockdown, per provare diverse procedure ha usato la sua partita Iva e anche la mia (avendone due tipologie diverse) così da essere pronta per assolvere senza errori e con una maggiore velocità le molte procedure gestite per i clienti dello studio nel quale lavora».

Ciao a tutti, sono qui per raccontarvi della questione 600 euro INPS e di come sono andati i fatti per quanto mi…

Pubblicato da Diego Sarno su Martedì 11 agosto 2020

«Quando è uscito il bonus per gli autonomi», si legge nel post, «come sempre ha usato la mia partita iva per provare la procedura e nella contemporaneità di quelle degli altri clienti ha concluso anche la mia per errore». Convinti? Sia come sia dopo le polemiche delle ultime ore, Sarno si è auto-sospeso.

Non per me ma per il Comune

Chi non pensa a lasciare la poltrona – almeno per ora – è il sindaco M5s di Campobasso, Roberto Gravina, anch’egli beneficiario del bonus: «Io non vivo di politica, faccio l’avvocato, ma quella erogazione l’ho immediatamente devoluta al fondo del Comune attraverso un bonifico. La seconda sinceramente non me l’aspettavo, ma sottolineo di averle donate entrambe al Comune».

Quei soldi, stando alle loro dichiarazioni, non li volevano nemmeno i consiglieri regionali veneti della Lega Riccardo Barbisan, Alessandro Montagnoli e Gianluca Forcolin. Come riporta Il Messaggero, Barbisan ha attribuito la richiesta al commercialista, Montagnoli alla moglie, Forcolin – che peraltro non ha ottenuto il bonus – ai suoi soci.

Lo stesso ha fatto l’assessore regionale al Turismo delle Marche, Moreno Pieroni, titolare al 50% in società di uno studio odontotecnico. Pieroni ha raccontato di avere ricevuto il bonus il 30 giugno senza aver saputo che fosse stato richiesto dal socio. L’assessore ha fatto sapere di aver girato gli accrediti per gli stessi importi ricevuti alla Caritas di Loreto e Castelfidardo e al Centro turistico giovani Loreto (ma non è chiaro se prima o dopo l’esplosione della polemica).

La beneficenza

Hanno girato i soldi in beneficenza tanti consiglieri che sostengono di avere chiesto il bonus per errore o, come il leghista fiorentino Ubaldo Bocci, per provocazione. Ma neanche questo sembra bastare a smorzare l’indignazione – o l’ironia: «Hanno stati i commercialisti. L’Inps. La Legge. Quelli che fanno propaganda per il Sì. Le mogli che non si fanno i c***i loro. Gli str***i che hanno bisogno di beneficenza. Un “test” per il sistema», si legge in uno dei tanti post su Twitter. «Forse forse stavolta non è colpa dei migranti. #trovateunascusamigliore».

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