I dubbi sul rientro a scuola in sicurezza: basta un positivo e la classe va in quarantena

Mancano ancora banchi e spazi adeguati, mentre cresce la protesta dei presidi sul mancato scudo penale

Manca meno di un mese alla riapertura delle scuole. Ma più del tempo, a mancare sono gli spazi, gli arredi, i docenti e in generale le indicazioni del governo per permettere ai dirigenti scolastici di progettare un anno scolastico in sicurezza, nonostante la pandemia del Coronavirus sia tutt’altro che passata. Mentre si susseguono le riunioni tra Istituto superiore di sanità, ministeri della Salute e dell’Istruzione, fondazione Kessler e Regioni Veneto ed Emilia-Romagna per l’elaborazione del testo finale con le “Indicazioni per la gestione di casi e focolai nelle scuole”, i presidi e le associazioni di categoria insorgono per i «troppo problemi irrisolti».

Lena Gissi della Cisl attacca il governo: «L’incertezza vola», mentre la Gilda domanda: «Chi fornirà le mascherine a docenti e studenti?». Già, i dispositivi di protezione individuale che si sono resi necessari perché lo stesso ministero ha ammesso che non sarà possibile garantire per tutti gli alunni il distanziamento fisico di un metro: per derogare all’obbligo, il Comitato tecnico scientifico ha introdotto il vincolo della mascherina per gli studenti con più di 6 anni e per il personale. «Una beffa – l’ha definita Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi -. Abbiamo trascorso l’estate a mappare i locali scolastici e poi, improvvisamente, ci siamo sentiti dire che il metro lineare bocca a bocca non si può garantire».

Allora l’impresa per ripartire in sicurezza si fa sempre più ardua, perché una cosa è fornire alle scuole i banchi monoposto – che non arriveranno prima dell’inizio delle lezioni -, un’altra è immaginare di controllare che gli alunni indossino correttamente la mascherina per tutta la durata delle lezioni. «Un conto è predisporre le classi in modo che gli alunni stiano seduti a un metro l’uno dall’altro, tutt’altra cosa è riuscire a garantire che gli studenti tengano la mascherina per tutto il tempo in cui restano a scuola – aggiunge Giannelli -. Già è gravoso per noi, figuriamoci per i più piccoli». E una sola leggerezza potrebbe esporre i dirigenti scolastici al rischio di contestazioni di caratura penale: il contagio da Covid è ritenuto a tutti gli effetti un inforntunio sul lavoro.

In caso di contagio

Cosa succede se, in aula, si riscontra un caso di positività al Sars-CoV-2? Nel documento tanto atteso dai presidi, si legge che se un alunno ha temperatura superiore ai 37,5°C o alcuni dei tanti sintomi riconducibili alla Covid-19 – tosse, mal di testa, dispnea, raffreddore, dolori muscolari, disturbi gastrointestinali, olfatto e gusto compromessi – deve avvertire subito il referente scolastico scelto per l’emergenza Coronavirus.

Quest’ultimo avvisa i genitori dello studente, mentre il ragazzo viene portato nella stanza di isolamento di cui ogni scuola deve disporre. Se ha più di 6 anni, deve indossare la mascherina. I genitori, una volta preso in consegna il figlio, devono allertare il medico di famiglia che segnala all’Asl l’esigenza del tampone. Se l’esito è positivo, i compagni di classe e i docenti del paziente dovranno essere sottoposti a quarantena obbligatoria per 14 giorni. Nei casi numericamente più gravi, potrebbe essere persino disposta la chiusura dell’intero plesso scolastico.

Lo scudo penale

Attorno a questo punto si è consumata l’ultima battaglia dei presidi in vista dell’inizio dell’anno scolastico: i dirigenti chiedono al governo di modificare la norma sulla sicurezza negli ambienti di lavoro. È nata persino l’associazione “Modifica 81” per invitare l’esecutivo alla modifica del decreto legislativo 81/08 che regolamenta questo aspetto. «Abbiamo chiesto di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici – dichiara Giannelli -. Se il dirigente scolastico applica il protocollo sanitario, allora non gli si deve imputare nulla».

Roberta Fanfarillo della Flc-Cgil rincara: «Non vogliamo che ci sia una ricaduta sui dirigenti di eventuali contagi che non dipendono dalle scuole che hanno applicato il protocollo». Appare improbabile che si arrivi a un vero “scudo penale”: la ministra Lucia Azzolina decide di non replicare alla richiesta dell’Associazione nazionale presidi, mentre il commissario Domenico Arcuri definisce le ipotesi di Giannelli «destituite di ogni fondamento».

I banchi monoposto

Dovrebbero arrivare 2,5 milioni postazioni individuale per gli studenti nelle scuole italiane, di cui 435 mila con le tanto derise rotelle. Ma la gara europea indetta da Arcuri, che si è chiusa lo scorso mercoledì, non riuscirà a rispondere all’esigenza di mantenere distanti gli studenti prima dell’inizio dell’anno scolastico. È il commissario stesso ad ammettere che le consegne dei banchi saranno scaglionate e dureranno fino alla fine di ottobre.

«La distribuzione avverrà secondo una tempistica che terrà contro delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori», spiega Arcuri. Saranno piani di lavoro profondi 50 centimetri e larghi tra i 60 e 70. Ed è proprio con la mancata consegna entro il primo giorno di scuola che insorgono gli attori del mondo scuola: come si fa a garantire il distanziamento fisico senza postazioni idonee?. La scuola Rudolf Steiner di Milano ha deciso di fabbricarsi da sola i propri banchi.

I dispositivi di protezione individuale

La promessa è quella di distribuire gratuitamente 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno. Parola di Azzolina e Arcuri. Ma i sindacati chiedono certezze sulla modalità di consegna dei dispositivi di protezione, per adesso non ancora chiarita. Sarà obbligatorio per gli studenti dai 6 anni in su nei luoghi dove non è possibile mantenere il distanziamento. Andrà tenuta su naso e bocca ogni volta che si alza dal banco, durante l’intervallo e nei corridoi. Stessa cosa per il personale scolastico.

Le mascherine, al momento, sembrano l’unica soluzione possibile per quegli istituti che non dispongono di spazi e arredi in grado di garantire il distanziamento fisico: il Comitato tecnico scientifico ha dato un parere positivo alla deroga del metro di distanza tra le “rime buccali”. Nei prossimi giorni, tuttavia, dovrebbe arrivare una specifica all’indicazione: la deroga varrebbe solo in casi di eccezionalità e per un periodo che non superi le due settimane.

I nuovi spazi

Le aule che restano da ricavare – non si sa ancora come – sono circa 10 mila. Le difficoltà maggiori si stanno riscontrando al Sud. È partita una vera e propria caccia agli spazi da parte dei presidi per recuperare gli ambienti per il 15% degli studenti che prima del Covid affollavano le classi pollaio. È stata la stessa ministra Azzolina a fornire la stima, rivista al ribasso dai presidi: secondo il conteggio dei dirigenti scolastici, 400 mila alunni, il 5% del totale, avrebbe dovuto fare lezione fuori dagli spazi canonici dell’istruzione.

Se per gli studenti delle superiori il problema può essere tamponato attraverso la didattica a distanza, scuole primarie e medie vivono le maggiori difficoltà. Tra i Comuni più attivi nel recupero degli spazi, Milano ha acquistato 50 prefabbricati per le lezioni. Bologna ha ripensato un padiglione della Fiera, adesso in grado di accogliere 1.600 studenti in 70 aule. Il teatro della Pergola di Firenze sarà l’aula temporanea di alcuni studenti di una scuola media cittadina.

I controlli e la mancanza di personale

Altro capitolo è la corsa per eseguire i test sierologici sul personale scolastico: saranno circa 2 milioni, tra personale Ata e docenti, a essere sottoposti allo screening di massa. Il 7 settembre è stabilita come data limite per terminare la mappatura: alle Regioni, attraverso i medici di base, i compito di effettuare il cosiddetto “pungi dito”. In caso di positività, l’Asl competente dovrà disporre il tampone entro 48 ore.

Il rischio, a prescindere dall’eventuale quarantena alla quale potrebbero essere soggetti gli insegnanti, è che nelle scuole manchi il personale. Il ministero dell’Economia ha autorizzato l’istituzione di 84.808 nuove cattedre, ma le graduatorie dei concorsi già in vigore andranno a coprire meno della metà dei posti – solo il 20% secondo la Gilda -. Ci sarà, stando alle stime dei sindacati, un esercito di 200 mila supplenti quest’anno, nell’attesa che con i 2 miliardi del decreto Rilancio e del decreto agosto si riesca a procedere quanto prima a un nuovo piano assunzioni.

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