Lopalco sui 5 ragazzi «in condizioni severe» ricoverati in Puglia: «Nessun mistero». Ecco la prova

Il database dell’epidemiologo conferma i cinque ricoveri. Sulla negazione da parte dei reparti interessati ipotizza un fraintendimento: «Dipende da come è stato chiesto»

Più che un focolaio, in Puglia è nato un mistero attorno alla vicenda di cinque ragazzi che sarebbero stati ricoverati nei reparti di malattie infettive di Foggia e Bari per una polmonite causata dal Coronavirus. Del loro ricovero aveva dato notizia l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, che a La Gazzetta del Mezzogiorno alla vigilia di Ferragosto aveva rilanciato l’allarme sull’alto rischio anche per i più giovani di ammalarsi.

Eppure di questi cinque non ci sarebbe traccia, né nei bollettini quotidiani della Regione Puglia, né agli stessi reparti citati da Lopalco, cioè a pneumologia dell’ospedale D’Avanzo e a malattie infettive dei Riuniti di Foggia. Il capo della task force sul Coronavirus della Puglia risponde alle polemiche ribadendo che «sul database a sua disposizione i casi di ricovero riportati ci sono» e ne fornisce le prove.

Lo screenshot dal database sui ricoveri dei cinque ragazzi

Dagli screen del database dell’epidemiologo vengono evidenziati l’anno di nascita e il luogo dove si è verificato il contagio. Nella riga in basso la data del ricovero. Attraverso la prova fornita, il professor Lopalco conferma dunque che si tratti di ragazzi tra i 20 e i 26 anni, «di cui uno proveniente da un viaggio all’estero».

Il fraintendimento con gli ospedali

Sulla risposta negativa da parte dei reparti interessanti il professore ipotizza un fraintendimento nella verifica. «Se la chiamata ai reparti è stata fatta con la richiesta di capire se ci fossero pazienti gravi, è possibile che i medici abbiano potuto rispondere di no» ha spiegato l’epidemiologo. «Per un medico la condizione “grave” è differente dalla condizione di “severità”, in cui invece i cinque giovani ricoverati si trovavano».

Il grado “severo” è il penultimo nella scala della medicina che «non corrisponde però né a un ricovero in terapia intensiva né a una prognosi riservata», ribadisce Lopalco. «Per un infettivologo abituato a vedere casi molto gravi, una polmonite non è una malattia grave. Dunque, a seconda della domanda fatta ai reparti, è possibile che la risposta sia stata conseguenziale». Una probabile incomprensione che non è stata ancora confermata dagli ospedali di Foggia e di Bari.

Dei cinque ragazzi protagonisti della vicenda, uno sarebbe stato in vacanza all’estero e lì sarebbe stato contagiato, mentre per gli altri quattro, come sostiene sempre Lopalco, sono in corso accertamenti. Due gruppi appartenenti a due focolai diversi quindi, arrivati nel pieno delle polemiche sulle vacanze all’estero, più volte criticate da Lopalco per i rischi che comportano in questo periodo, e sulle chiusure delle discoteche.

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