«Non andare col Pd è da bipolari», Lombardi torna all’assalto: «Ancora Raggi? Il M5s non arriva neanche al ballottaggio»

La capogruppo al Consiglio regionale del Lazio punta il dito contro la gestione del Movimento dell’ex capo politico Luigi Di Maio e sui tentennamenti per un accordo con il Pd alle prossime elezioni

È di un anno fa l’appello di Roberta Lombardi al M5s perché valutasse un’alleanza con il Pd. Oggi che il tema è «tornato in voga», come dice in un’intervista a Repubblica, il Movimento è alle prese con l’ennesima spaccatura, oltre alla prospettiva di uscire dalle prossime elezioni Regionali con un pugno di candidati eletti. E ne ha per tutti la capogruppo al Consiglio regionale del Lazio, a partire dall’ex capo politico Luigi Di Maio, che ha rinviato una decisione su una possibile alleanza con il Pd fino al fallimento dell’ultima trattativa: «Il problema è a monte – dice Lombardi – Dobbiamo decidere cosa fare da grandi: restare una forza di governo o stare all’opposizione?». Stando a oggi, con le leggi elettorali in vigore, la scelta è obbligata perché si lasci la via solitaria: «Salvo congiunture astrali che non si verificheranno più, non toccheremo più palla da soli».

L’ultima occasione ormai è sfumata, alle prossime Regionali il M5s correrà da solo in sei regioni, tranne che in Liguria. Colpa di un «approccio sfilacciato» dice Lombardi «senza un progetto unitario». Non aprirsi alle alleanza ormai, per il M5s sarebbe fuori da ogni logica: «È bipolare non andare insieme al Pd, visto che governiamo con i dem. Ma allo stesso tempo le alleanze non vanno fatte a tutti i costi».

Nessun obbligo quindi, così come non c’è «nulla di automatico» nella candidatura di Virginia Raggi al Comune di Roma, come invece ha sempre sostenuto finora Di Maio. Una «corsa in solitario» che secondo Lombardi spinge il Movimento a un’altra umiliazione elettorale: «Con queste scelta così forzatamente indotta, condanna il Movimento a non arrivare nemmeno al ballottaggio, perché con lei dovemmo per forza correre da soli, considerati i “no” dei Pd».

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