Ultime notizie Delitto di GarlascoHackerIsraeleLeonardo Del VecchioUcraina
ATTUALITÀAndrea CrisantiCoronavirusSanitàTamponi

Il virologo Caruso dà ragione a Crisanti: «Servono più tamponi, anche in classe. Seconda ondata? Più che ai contagi, oggi guardiamo gli ospedali»

25 Agosto 2020 - 07:54 Giovanni Ruggiero
Health workers wearing personal protective equipment (PPE) and protective masks perform swab tests to people who have returned from their holidays abroad at the Molinette Hosptal, Turin, Italy 24 August.  2020. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Le prossime settimane saranno decisive per capire con un certo anticipo se arriverà o meno una seconda ondata in autunno
Google Preferred Site

In vista del ritorno a scuola e sui posti di lavoro sono indispensabili monitoraggi «mirati e costanti nel tempo». Quel che il virologo Arnaldo Caruso invoca in un’intervista alla Stampa è insomma più tamponi, d’accordo con il collega Andrea Crisanti che aveva fissato ad almeno 300 mila test al giorno la soglia minima per riuscire a tenere sotto controllo il Coronavirus.

Secondo il presidente della Società italiana di virologia e professore ordinario all’Università di Brescia: «più tamponi si fanno, più si limita l’epidemia», anche nelle scuole: «Non è fondamentale che negli edifici si porti la mascherina, quanto che studenti e lavoratori vengano sottoposti a tamponi preventivi ogni 2-3 mesi». Un monitoraggio per ceti versi urgente, prima che sia troppo tardi per affrontare una seconda ondata.

Proprio quella seconda ondata è già in corso e in stato avanzato, secondo Caruso, in Spagna e Francia, dove i contagi stanno risalendo. Ma per l’Italia, i segnali che arrivano dagli ospedali fanno sperare al meglio: «L’aumento dei contagi, dovuto a un periodo di maggiore libertà, è chiaro e inevitabile. L’aspetto interessante è che gli ospedali sembrano non riempirsi».

Sono giorni importanti per capire il prossimo futuro, con gli occhi puntati sui reparti di terapia intensiva: «Se nelle prossime settimane non ci fossero troppi ricoveri, dovremmo interrogarci su cosa è cambiato nel virus o nella nostra capacità di reagire».

La verità sulla seconda ondata però non potrà che arrivare con la scomparsa del caldo. Nel caso in cui i contagi dovessero risalire troppo presto, per Caruso sarebbe un segnale allarmante: «Perché significa che il virus non risente del caldo. Quando saremo in casa e indebolii dal fretto, probabilmente saremo ancora più suscettibili di contagio».

Leggi anche: