Alzano e Nembro: i camion dell’Esercito portano i banchi alle scuole. «Siamo commossi. Mesi fa trasportavano bare»

Non dorme più la notte Valerie Sage, preside dell’Istituto alberghiero Sonzogni di Nembro. C’è tensione e preoccupazione ma anche tanta voglia di ripartire. Il rientro a settembre non sarà facile, soprattutto da queste parti

«Un’emozione incredibile, quando abbiamo visto i camion dell’Esercito scaricare i banchi davanti al nostro istituto. Ci siamo commossi e abbiamo pensato ai camion che, mesi fa, trasportavano le bare in altri comuni perché da noi a Bergamo non c’era più spazio. I banchi sono uno spartiacque, un segno di rinascita: i banchi come simbolo di una scuola che vuole e deve ripartire». A parlare a Open è Valerie Sage, dirigente scolastico dell’Istituto alberghiero Sonzogni di Nembro (uno dei comuni più colpiti dal virus, nella provincia di Bergamo, insieme ad Alzano, ndr) che, pur non vedendo l’ora di ripartire a settembre, non nasconde la preoccupazione per la gestione dell’emergenza sanitaria del Coronavirus nelle scuole.


«Così cambierà la nostra scuola»

OPEN | L’arrivo dei camion dell’Esercito a Nembro

«Certo, al rientro a scuola dovremmo confrontarci con ragazzi che hanno perso i genitori a causa del Covid, dovremmo sperimentare il doppio turno, con ingressi scaglionati alle 8 e alle 10, dovremmo chiedere ai ragazzi di restare in classe sei ore al giorno, senza poter più fare ricreazione tutti insieme fuori», aggiunge Valerie. Insomma i problemi sono tantissimi, non sarà facile: «Penso ai fidanzatini, magari di classi diverse, che potranno vedersi solo fuori dal nostro istituto. Ma sono sicura che saranno responsabili. D’altronde come potrebbero non esserlo se uno dei loro compagni di classe ha perso i propri cari a causa di questo virus?».

«Non dormo la notte, c’è tensione e preoccupazione»

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ANSA/ FILIPPO VENEZIA | I militari portano i nuovi banchi monoposto nelle scuole

Non è vero che i docenti non vogliono tornare a scuola, anzi: «Vengono qui per dare una mano ogni giorno, la maggior parte ha voglia di ripartire anche se siamo consapevoli dei rischi. D’altronde, non c’è altra soluzione. Possiamo lasciare i nostri ragazzi a casa?», prosegue la dirigente. Lei che ora «non dorme più la notte»: «C’è tensione e preoccupazione, anche perché nessuno mai potrà garantirci il rischio zero».

La didattica a distanza ha senza dubbio “salvato” il precedente anno scolastico, ma in molti sono stati costretti a farla con il cellulare: «Non avevano nemmeno un pc. I carabinieri, in pieno lockdown, sono venuti qui per smontare i pc e portarli a casa dei nostri alunni meno fortunati. Ora abbiamo ottenuto 80mila euro per comprare nuovi tablet. La mia scuola, infatti, è frequentata anche da ragazzi fragili e altri che hanno i genitori ristoratori e che, dunque, sono stati colpiti duramente dalla crisi post-Covid».

La consegna dei banchi

ANSA/ FILIPPO VENEZIA | Gli altri banchi verranno consegnati dal 31 agosto

I banchi monoposto sono arrivati anche ad Alzano (nella Bergamasca) e Codogno (nel Lodigiano). Ad Alzano Lombardo, per esempio, il dirigente Massimiliano Martin, a capo dell’Istituto comprensivo Rita Levi-Montalcini, si dice «pronto a ripartire» e a garantire il distanziamento sociale a tutti i suoi alunni: «A noi sono stati consegnati i banchi di tipo tradizionale, non quelli con le rotelle», precisa a Open.

In totale sono 799 banchi monoposto tradizionali e 342 sedie. Le altre consegne sono previste per lunedì 31 agosto, quando sarà la volta di Bolzano, Bergamo, Brescia, Piacenza e Treviso.

Foto in copertina: ANSA/ FILIPPO VENEZIA

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