Vaccino russo, colpo a favore di Putin: secondo uno studio di The Lancet, “Sputnik V” produce anticorpi

Lancet evidenzia però che i primi test sono stati fatti quasi tutti su militari, quindi giovani maschi e per la maggior parte di “etnia bianca”. E suggerisce di far presto lo studio randomizzato su 40mila volontari

Quando l’11 agosto Vladimir Putin aveva annunciato che la Russia aveva registrato «per la prima volta al mondo un vaccino contro la nuova infezione da Coronavirus», battezzato patriotticamente Sputnik V, il mondo scientifico aveva risposto con scetticismo. L’Oms aveva dichiarato che prima di poter ottenere la sua approvazione, il vaccino avrebbe dovuto essere sottoposto a «rigorosi esami e valutazioni di tutti i dati richiesti sulla sicurezza e l’efficacia».


All’epoca il vaccino era già stato sottoposto a trail clinici di Fase 1 e 2, senza però che alcun dato venisse pubblicato. Oggi l’autorevole rivista scientifica The Lancet ha pubblicato un primo studio sul vaccino russo. Stando a quanto scrivono gli autori, guidati da Denis Logunov, dell’Istituto nazionale di ricerca epidemiologica Gamaleya di Mosca, l’esperimento avrebbe riportato dei risultati incoraggianti, pur avendo dei chiari limiti, tra cui l’età dei partecipanti.

Lo studio

La prima conclusione importante è che le due formulazioni vaccinali che sono state esaminate sono risultate «sicure e ben tollerate». I medici coinvolti negli studi hanno condotto «due studi di Fase 1 e 2 aperti e non randomizzati in due ospedali in Russia» su 76 volontari sani di età compresa tra i 18 e i 60 anni, afferma l’articolo di Lancet. In entrambi i casi, «i due studi di 42 giorni – tra cui 38 adulti sani ciascuno – non hanno riscontrato effetti avversi gravi tra i partecipanti e hanno confermato che i candidati vaccini suscitano una risposta anticorpale».

I risultati, riferiti a due studi condotti tra il 18 giugno e 3 agosto, mostrano infatti che il 100% dei partecipanti ha sviluppato anticorpi contro il virus SarsCov2, senza avere gravi effetti collaterali. Come si legge nel riassunto pubblicato su The Lancet, gli eventi avversi più comuni sono stati dolore al sito di iniezione (44 [58%]), ipertermia (38 [50%]), cefalea (32 [42%]), astenia (21 [28%]) e dolore muscolare e articolare (18 [24%]). Ma, scrivono gli autori, la maggior parte sono stati lievi e non gravi.

I limiti

Non ci sono solo aspetti positivi, ovviamente, scrive Lancet. Lo studio iniziale fatto in Russia è stato sperimentato su «soldati probabilmente più in forma e più sani della popolazione generale. Inoltre, negli adulti più anziani, la senescenza immunitaria potrebbe rendere i vaccini meno immunogenici, e questa fascia di età era assente da questo studio».

A partecipare alla sperimentazione sono state soprattutto donne, «due partecipanti erano di origine asiatica, con il resto dei partecipanti di etnia bianca europea». Insomma conclude Lancet, resta ancora molto da capire «dallo studio randomizzato di fase 3, che prevedeva l’inclusione di 40.000 volontari civili e, si spera, di gruppi a rischio».

La produzione

Nel frattempo, il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif) Kirill Dmitriyev, ha fatto sapere che la produzione al di fuori della Russia del vaccino contro il Coronavirus Sputnik V potrà iniziare già a novembre. «Abbiamo accordi con l’India, il Brasile e molti altri Paesi, perché siamo veramente concentrati sulla possibilità di esportare questo vaccino, prodotto al di fuori della Russia, sui mercati esteri già a novembre, grazie alla meravigliosa tecnologia sviluppata dal Gamaleya Institute», ha detto Dmitriyev in un briefing per la stampa.

«Grazie al sorprendente lavoro che l’Istituto Gamaleya sta facendo – aggiunge Dimitriyef – vediamo che non solo 20, ma circa 30-40 Paesi sono interessati ad acquistare questo vaccino».

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