Il virologo Clementi (San Raffaele): «Berlusconi curato con antivirali». E sulla caccia all’untore: «Impossibile risalire alla data del contagio con i tamponi»

Il direttore del laboratorio di Microbiologia del San Raffaele dichiara che a livello respiratorio l’ex premier non necessita di ossigenoterapia

Da venerdì 4 settembre Silvio Berlusconi si trova ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano dopo l’esito positivo del tampone per il Coronavirus. L’ex premier «non è sottoposto a ossigenoterapia e non lo è mai stato. Sta seguendo una terapia con antivirali», dichiara al Corriere della Sera Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano.

La terapia

Il farmaco antivirale è il Remdesivir, l’unico finora autorizzato dagli «enti regolatori per la cura di infezioni da virus Sars-Cov 2», spiega Clementi. «La scelta di questo trattamento – aggiunge – testimonia che l’infezione è limitata a una replicazione virale. Non è andato incontro alla tempesta citochinica (ovvero uno stato di infiammazione che richiede cure speciali, ndr). Sta solo combattendo contro il virus e dal punto di vista respiratorio le cose stanno andando bene».

La caccia all’untore

Berlusconi, aggiunge Clementi, eseguiva tamponi regolarmente. Ma solo la scorsa settimana il risultato è stato positivo. «La carica virale era alta. E questo ha suggerito il ricovero e l’uso di antivirali». Inoltre, vista la «fragilità del paziente che ha dovuto subire interventi al cuore e un’operazione per un cancro alla prostata – conclude Clementi – le terapie devono essere adottate in maniera sartoriale».

Il monitoraggio con i tamponi continua anche durante la terapia: «per vedere se la carica virale diminuisce». Serviranno almeno dieci giorni per «valutare l’evoluzione». Altre informazioni da questo tipo di analisi però non è possibile, spiega Clementi, che nella polemica sulla caccia a chi abbia contagiato l’ex premier non entra, ma con estrema sintesi congela la discussione. Sull’ipotesi di riuscire a risalire al momento del contagio attraverso i tamponi, Clementi risponde: «No. Alcune persone diventano positive, dopo il contatto con infetti, in tempi brevi, altri richiedono tempi più lunghi».

Foto copertina: ANSA / Mourad Balti Touati

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