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Il virologo Clementi (San Raffaele): «Berlusconi curato con antivirali». E sulla caccia all’untore: «Impossibile risalire alla data del contagio con i tamponi»

06 Settembre 2020 - 09:55 Redazione
The banner that reads: ''Force Silvio!!! Monza is waiting for you to win together...'', signed Curva Davide Pieri (a sector of the stadium where the AC Monza football team of which Paolo Berlusconi, brother of the former Italian Premier, is president), exhibited by AC Monza fans in front of one of the entrances of the San Raffaele hospital where Forza Italia leader Silvio Berlusconi is hospitalized infected by Covid-19, Milan, Italy, 05 September 2020.  ANSA / Mourad Balti Touati
Il direttore del laboratorio di Microbiologia del San Raffaele dichiara che a livello respiratorio l'ex premier non necessita di ossigenoterapia
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Da venerdì 4 settembre Silvio Berlusconi si trova ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano dopo l’esito positivo del tampone per il Coronavirus. L’ex premier «non è sottoposto a ossigenoterapia e non lo è mai stato. Sta seguendo una terapia con antivirali», dichiara al Corriere della Sera Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano.

La terapia

Il farmaco antivirale è il Remdesivir, l’unico finora autorizzato dagli «enti regolatori per la cura di infezioni da virus Sars-Cov 2», spiega Clementi. «La scelta di questo trattamento – aggiunge – testimonia che l’infezione è limitata a una replicazione virale. Non è andato incontro alla tempesta citochinica (ovvero uno stato di infiammazione che richiede cure speciali, ndr). Sta solo combattendo contro il virus e dal punto di vista respiratorio le cose stanno andando bene».

La caccia all’untore

Berlusconi, aggiunge Clementi, eseguiva tamponi regolarmente. Ma solo la scorsa settimana il risultato è stato positivo. «La carica virale era alta. E questo ha suggerito il ricovero e l’uso di antivirali». Inoltre, vista la «fragilità del paziente che ha dovuto subire interventi al cuore e un’operazione per un cancro alla prostata – conclude Clementi – le terapie devono essere adottate in maniera sartoriale».

Il monitoraggio con i tamponi continua anche durante la terapia: «per vedere se la carica virale diminuisce». Serviranno almeno dieci giorni per «valutare l’evoluzione». Altre informazioni da questo tipo di analisi però non è possibile, spiega Clementi, che nella polemica sulla caccia a chi abbia contagiato l’ex premier non entra, ma con estrema sintesi congela la discussione. Sull’ipotesi di riuscire a risalire al momento del contagio attraverso i tamponi, Clementi risponde: «No. Alcune persone diventano positive, dopo il contatto con infetti, in tempi brevi, altri richiedono tempi più lunghi».

Foto copertina: ANSA / Mourad Balti Touati

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