Coronavirus, i numeri in chiaro. Il matematico Sebastiani: «Delle terapie intensive preoccupa l’incremento giornaliero, non il numero totale»

«Seconda ondata? Non è neanche mai finita la prima. Viviamo ancora gli strascichi del disastro di marzo e aprile con una sostanziale acutizzazione del fenomeno», spiega lo studioso del Cnr

Il bollettino della Protezione civile pubblicato oggi, 8 settembre, racconta di un trend di nuovi contagi da Coronavirus in costante aumento in Italia, da circa cinque settimane. Un calo durato tre giorni consecutivi rispetto i giorni addietro e poi la curva epidemiologica è tornata a salire: sono 1.370 le infezioni registrate nelle ultime 24 ore, ieri erano 1.108 e due giorni fa 1.297. I numeri sono anche frutto di un incremento sensibile dei tamponi effettuati che, come spiega il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani, non devono per nessun motivo diminuire.

Oggi sono stati eseguiti 40.000 tamponi in più, è un buon segno?

«Diciamo che, diversamente da quello che si possa pensare, l’aumento dei tamponi è l’effetto del trend dei contagi, non la causa. Trovo sia errato dire: “abbiamo scoperto X casi grazie a Y tamponi”. La cosa è un po’ diversa: dati i casi X abbiamo fatto più tamponi per scovare nuovi positivi. E non bisogna cedere, è necessario continuare a processare nuovi test per anticipare i tempi e contenere il più possibile gli effetti della pandemia».

Teme una seconda ondata più acuta?

«La verità? La prima ondata non è mai finita, e quindi non possiamo entrare nella seconda senza aver visto tramontare gli effetti della prima. Se non sbaglio devono trascorrere circa 28 giorni a zero contagi per poter dire di aver debellato un’epidemia. Noi abbiamo visto una sostanziale diminuzione dei positivi, dei ricoveri, dei pazienti nelle terapie intensive – e cioè gli strascichi del disastro di marzo e aprile -, non un annullamento del fenomeno. Quella di adesso è un’acutizzazione».

Quindi ora cosa sta accadendo?

«Accade che se fino al 18 luglio la percentuale di casi di contagio aveva trovato una sua fase di “stallo”, adesso la curva ha ricominciato la sua salita. I positivi sono aumentati a circa il 2,3%. A metà luglio avevamo una percentuale di casi positivi che era dello 0,85%, mentre adesso stiamo al 2,3%, il che vuol dire che su 100 persone testate, 2,3 in media sono positive. Non è poco. La partita importante si giocherà con l’inizio della scuola, con il lavoro che tornerà (quasi) a pieno regime, e con la stagione autunnale. Tra tosse e starnuti sarà dura ma non impossibile».

E le terapie intensive come sono messe?

«I numeri non sono preoccupanti nel loro insieme. Preoccupa l’incremento giornaliero. Oggi abbiamo registrato 143 pazienti su più di 6.000 posti nel reparto, ma i numeri galoppano con una certa velocità. Certamente è una situazione da tenere d’occhio nonostante non sia allarmante».

Secondo lei quando finirà tutto questo?

«Difficile stabilire una data esatta, seppur approssimativa. Quello su cui tutti gli studiosi concordano è che uno stop sostanziale alla pandemia può avvenire solo con l’entrata in campo di un vaccino. Torneremo a una normalità apparente, secondo le stime, per la prossima estate. Ma fino ad allora bisogna tenere alta la guardia, quanto accaduto quest’estate spero abbia fatto scuola a molti. Quindi distanziamento, mascherina e precauzioni varie sono la condizione necessaria per rimettersi in carreggiata».

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