«Positivo in classe?», le scuole nelle mani delle Asl. L’esperto dell’Iss prova a chiarire: regole uguali per tutti, ma si valuta caso per caso

L’epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità, Paolo D’Ancona, ha spiegato che non tocca agli istituti prendere decisioni sanitarie

Gli studenti italiani tornano in classe. Dopo asili e materne, la settimana prossima toccherà a elementari, medie e superiori. Sistemato dunque il ritorno a scuola, ora la sfida per i singoli istituti e per il governo è sul “dopo”. Ovvero, su cosa fare nel caso in cui in una classe fosse individuato un soggetto positivo. Paolo D’Ancona, medico epidemiologo dell’istituto superiore di sanità, chiarisce al Corriere della Sera che le disposizioni in materia di quarantena secondo il protocollo toccano alle Asl.

«La misura non può essere la stessa applicata automaticamente per tutti gli studenti e i professori e deve passare attraverso la valutazione della Asl», dice D’Ancona. Ma per prendere decisioni deve avvenire una verifica sul campo: «è fondamentale perché entrano in gioco diversi fattori. Se il plesso è di più piani impedisce che gli studenti vengano mischiati e dunque limita la possibilità dei contatti stretti. Se c’è una disposizione su un piano il rischio di contagio potrebbe essere maggiore».

Le linee guida sembrano essere chiare: «Le scelte sulla salute sono a carico del sistema sanitario». Per i tamponi, invece, «se in classe viene segnalato un ragazzo sospetto – aggiunge D’Ancona – lo screening potrebbe essere limitato alla sola classe oppure all’intera scuola».

C’è poi anche il tema della quarantena a cui dovrebbero sottoporsi le famiglie dello studente trovato positivo: Va prima aspettato l’esito del tampone che però deve arrivare in tempi accettabili. È una delle criticità: c’è il timore di code per l’alto numero di richieste di test. Quelli rapidi sarebbero una buona alternativa ma i kit non sono ancora del tutto affidabili».

Foto copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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