Caivano, Michele respinge le accuse: «È stato un incidente, volevo solo parlare con mia sorella. Non l’ho speronata». Ma il giudice conferma l’arresto

Il fratello di Maria Paola davanti al gip: «La sua relazione con Ciro? All’inizio non ero contento. Desideravo che avesse dei figli, ma alla fine l’avevo accettata»

«È vero, ho inseguito il motorino, ma non l’ho speronato. È stato un incidente. Andavano a forte velocità, li ho visti sbandare e sono caduti». Secondo le prime anticipazioni, sarebbero queste le parole che Michele Antonio Gaglione avrebbe detto al giudice Fortuna Basile sulla morte della sorella Maria Paola. E ancora: «Maria Paola e io abbiamo dieci anni di differenza. È mia sorella, ma per me era quasi come una figlia. Non le avrei mai fatto del male».

Gaglione quindi al momento respinge le accuse di omicidio volontario. Dalle ricostruzioni degli investigatori infatti il 30enne di Caivano, vicino a Napoli, la sera di venerdì 11 settembre con la sua moto avrebbe speronato di proposito lo scooter su cui la sorella viaggiava insieme al fidanzato, Ciro.

A motivare questo gesto ci sarebbe stata proprio la relazione tra i due: Ciro è un ragazzo trans e la famiglia di Maria Paola non avrebbe mai approvato il loro fidanzamento. Nelle ultime ore questa versione è stata confermata anche da Ciro, che ha rilasciato un’intervista accusando la famiglia di Maria Paola: «Devono pagare Michele, la mamma e il papà. Tutti e tre devono pagare. Ma quale incidente, non è vero».

La smentita del fratello: «Volevo parlarle»

Durante il suo interrogatorio Michele ha smentito sia la tesi dell’ostilità della famiglia che quella dello speronamento causato di proposito: «All’inizio di certo non ero contento. Desideravo che avesse dei figli, ma alla fine me ne ero fatta una ragione. Non vedevo mia sorella da Ferragosto, non avevo più sue notizie. L’ho cercata perché volevo parlarle».

Uno degli avvocati che difendono Michele ha poi voluto precisare che alcune frasi attribuite all’uomo non sono vere, come “Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata da quella”. «Antonio – spiega l’avvocato Domenico Paolella – non ha mai detto quella frase, non risulta nei verbali e neppure l’ha detto quando è stato ascoltato la prima volta dai carabinieri».

Leggi anche: