Perdite miliardarie, trucchetti e tasse non pagate: così Trump ha costruito il suo impero di carta

Dal 1990 al 1991 il presidente americano ha perso più di 250 milioni di dollari: più del doppio di qualsiasi altro contribuente americano

«Trump ti fa credere per un momento al sogno americano». È la recensione che il New York Times scrisse nel 1987 su L’Arte degli Affari, il libro autobiografico in cui Donald Trump raccontava la sua ascesa come magnate del mondo immobiliare. Trent’anni dopo, un’inchiesta dello stesso quotidiano americano ha invece rivelato come l’immagine di imprenditore di successo è stato costruita attraverso una serie di anni in cui il presidente americano ha evaso il fisco. Il New York Times ha ottenuto la dichiarazione dei redditi di Trump svelando come in 10 degli ultimi 15 anni il Tycoon ha pagato solo 750 dollari di tasse federali sul reddito.


Era dalla campagna elettorale del 2016 che il New York Times cercava di ottenere la dichiarazione dei redditi che Trump ha sempre rifiutato di rivelare. Come ha spiegato il direttore esecutivo del quotidiano, Dean Baquet, «ogni presidente dalla metà degli anni ‘70 ha pubblicato le proprie informazioni fiscali e la tradizione è che un rappresentate che gestisce potere e fa la politica con le sue azioni non deve cercare benefici finanziari». Ma oltre alle proprie dichiarazione dei redditi di Trump ancora oggi non si conosce con certezza quale sia il suo patrimonio, costruito su decenni di ricadute e riprese.

Le perdite tra gli anni ’80 e ’90

In un altro riferimento letterario, J.d.Dickey aveva descritto la storia della Casa Bianca come «un impero di fango». Un impero che l’attuale presidente americano ha costruito su enormi debiti. Nel 1985 Donald Trump è all’apice del suo successo ma – secondo un’altra inchiesta del New York Times pubblicata nel 2019 – i suoi conti erano già disastrosi. I suoi affari avevano subito perdite per 46,1 milioni di dollari. Perdite che hanno continuato ad accumularsi per un totale di 1.17 miliardi di dollari nel corso del decennio successivo.

In particolare dal 1986 al 1988 mentre i debiti si fanno sempre più consistenti, Trump usa un trucchetto per fare soldi. Acquista piccoli pacchetti di grandi società. Dopo aver sparso la voce di voler acquisire il resto delle azioni, portando cosi a un aumento del loro valore, Trump le rivende. Il giochino è durato finché gli investitori non hanno perso fiducia nelle sue promesse.

Dal 1990 al 1991 Trump perse più di 250 milioni all’anno. Una cifra che era più del doppio di qualsiasi altro contribuente. Nel complesso – fa notare il New York Times –  Trump ha perso così tanti soldi che è stato in grado di evitare di pagare le tasse per otto anni tra il 1985 e il 1994. La perdita ammonta a mezzo miliardo di dollari, mentre nei tre anni successivi l’attuale presidente aveva ceduto le sue attività per evitare il fallimento. Secondo il quotidiano Trump è stato in grado di continuare a presentarsi come un vincitore grazie alla ricchezza accumulata dal padre. 

L’entrata alla Casa Bianca e il conflitto di interesse

Dopo il 2016 il patrimonio di Donald Trump è entrato in conflitto di interessi con la sua presidenza degli Stati Uniti tanto che nel 2019 il Congresso aveva inviato un’indagine sulle sue attività. In un commento a Politico, la presidente della Oversight and Reform della Camera Carolyn Maloney, uno dei gruppi investigativi della Camera dei rappresentanti, aveva dichiarato che «il presidente Trump si sta apertamente arricchendo incoraggiando le entità governative a spendere soldi per le sue attività, e le personalità straniere sembrano frequentare i suoi affari per ingraziarsi questa amministrazione». 

Durante la sua presidenza – spiega Politico – Trump ha alimentato i suoi affari personali sfruttando il ruolo alla Casa Bianca. Nel corso dei 4 anni di presidenza ha promosso dozzine di visite ufficiali di Stato nelle sue proprietà – tra cui anche incontri delle Nazioni Unite – anche su Twitter. Nel 2019 Donald Trump aveva annunciato di voler tenere il vertice dei leader del G7 nel suo resort al Trump National Doral Miami. Quest’ultimo in difficoltà finanziarie. 

Il ruolo della famiglia

Le sue frequenti visite – e quelle dei suoi figli – alle sue proprietà hanno portato i servizi segreti a spendere 250mila dollari in cinque mesi, nel 2017, per la protezione del presidente e della famiglia. Più di 100 funzionari e gruppi di 57 paesi stranieri hanno visitato almeno una proprietà di Trump, secondo Citizens for Responsibility and Ethics, un gruppo che vigilia sulle attività del governo, Trump ha invitato i leader di sette Paesi a incontrarsi con lui a Mar-a-Lago.

Ma i legami tra gli affari di Trump con la presidenza sono stati resi ancora più evidenti dall’inchiesta del New York Times. In particolare la figlia maggiore, Ivanka Trump, ha permesso a Trump di ridurre la pressione fiscale sulle sue attività attraverso parcelle come consulente della Trump Organization. I registri privati ottenuto dal quotidiano mostrano come una sua azienda abbia pagato 747.622 dollari a un anonimo consulente per progetti alberghieri alle Hawaii e Vancouver. I moduli che Ivanka Trump ha presentato quando è entrata a far parte dello staff della Casa Bianca nel 2017 mostrano che aveva ricevuto un importo identico attraverso una società di consulenza di cui era comproprietaria.

Foto copertina: EPA/TAMI CHAPPELL

Leggi anche: