Scuola, la rabbia dei docenti per il concorso: «Folle assembrare migliaia di persone in piena pandemia»

Le modalità della prova straordinaria preoccupano rappresentanze e docenti. E resta l’incognita per chi è quarantena

«Se ho paura? Certo. Tutti ne abbiamo». Chiara è una docente della provincia di Napoli. Al nono anno di precariato, è pronta a fare il concorso straordinario previsto attorno al 22 ottobre. Ma è tutto fuorché tranquilla: l’idea di essere obbligata a fare un esame in piena pandemia da Coronavirus che smuoverà grandi quantità di persone – e che non si sa bene come si svolgerà – la preoccupa particolarmente.


Chiara è un nome di fantasia. Non vuole avere problemi, spiega, perché oltre ad essere in gara per il concorso sta aspettando di essere convocata per le supplenze. Tutte le volte che ha espresso un dissenso poi ne ha pagato le conseguenze. «La verità è che tutti i docenti che faranno il concorso sono in una situazione di caos e stress», dice. «Nessuno sembra considerarci come persone».

«Siamo noi che portiamo avanti la scuola, perché senza i precari non sarebbero coperti tutti i posti necessari», sottolinea. «E invece dobbiamo andare incontro a questa umiliazione. Sono davvero provata». Anche sui gruppi Facebook che raggruppano i docenti prossimi al concorso proliferano accuse e lamentele. «Ma cosa credono, che siamo robot?», scrive uno di loro. «Vi pare un comportamento corretto organizzare un concorso in piena pandemia? Facendo spostare e assembrare migliaia di persone nelle aule informatiche delle scuole?».

La riunione tra ministero e sindacati di ieri, 28 settembre, ha lasciato anche le rappresentanze sul piede di guerra. I concorsi straordinari non piacciono neanche a loro. Parlano di «insensibilità», di «furore ideologico», di «mera propaganda». «Alla ministra sfugge la realtà», dice Anna Maria Santoro della Flc Cgil. «Come si può pensare di mettere le scuole a soqquadro in un momento in cui si fanno ogni giorni sforzi sovrumani per tenere fuori il virus?».

La paura del contagio e il nodo della quarantena

La rabbia degli insegnanti e dei sindacati sembra andare di pari passo. Le questioni fondamentali sono due: da una parte c’è il momento storico, un Italia con un quadro epidemico che non promette «niente di buono». Da settimane i nuovi contagi nel Paese superano quotidianamente (e abbondantemente) la soglia dei mille. Alcuni tra i docenti iniziano a dubitare anche che la prova si svolga realmente, ma dal governo per ora escludono il rinvio.

A breve – e in concomitanza con i concorsi – usciranno anche le nomine dei precari che hanno fatto richiesta per le supplenze. I docenti potranno entrare a scuola per le lezioni e lì «basta davvero poco». «Basta che un bambino sia in quarantena per essere messi in isolamento anche noi», spiega Chiara. «E a quel punto addio concorsi». E viceversa: qualora qualcuno dovesse infettarsi durante la prova, anche tutta la classe del docente dovrebbe rimanere a casa.

Come spiegano Santoro e Antonietta Toraldo di Gilda, non è ancora chiaro quale siano la disposizione per chi è in quarantena. Dal ministero confermano che la decisione non è stata ancora presa, e che nei prossimi giorni verrà approfondita. Lo stesso problema si era presentato per i test d’ingresso di medicina, e allora il ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Gaetano Manfredi, non aveva risolto la questione per tempo e una parte degli studenti era rimasta semplicemente esclusa.

Abolire i concorsi

E poi c’è la questione annosa dei concorsi, che quest’anno è ancora più dirimente. Secondo i sindacati e i docenti non sarebbe necessario sottoporre a concorso i docenti che hanno già sulle spalle almeno 3 anni di esperienza nelle scuole. «Noi chiediamo delle procedure più snelle», dice Toraldo. «Chi ha già un’esperienza comprovata dovrebbe entrare a settembre, fare un anno di prova e poi alla fine essere sottoposto a una valutazione ex post, magari con una prova orale».

Anche per Santoro l’ideale, sopratutto in questo momento di crisi, sarebbe immettere i precari in ruolo e dargli una prospettiva di stabilità. «Dal ministero ci dicono che la valutazione postuma sarebbe una farsa perché mancano gli ispettori», dice. «Ma allora assumetene». Secondo Chiara e molti dei suoi colleghi, a essere una farsa è questa tipologia di concorso, ché nelle modalità è unica nel suo genere: «Non esistono simulazioni – spiega – né precedenti a cui fare riferimento».

La sede delle prove non è ancora stata stabilita, ma essendo un esame computer based, molto probabilmente verranno organizzate nelle aule delle scuole e delle Università. Visto che il Comitato tecnico scientifico (Cts)ha ribadito più volte che nelle scuole deve entrare minor gente possibile, è molto probabile che in quei giorni le lezioni verranno sospese.

Immagine di copertina: ANSA/Mourad Balti Touati

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