Omicidio di Lecce, De Marco resta in carcere. L’interrogatorio davanti al gip: «Nessun pentimento»

Convalidato l’arresto del 21enne che, durante l’udienza, ha negato che il suo piano prevedesse la tortura dei due fidanzati. Resta da chiarire il movente

Il gip del Tribunale di Lecce ha convalidato l’arresto di Antonio De Marco, il 21enne che ha ucciso Daniele De Santis e la sua fidanzata Eleonora Manta. Confermata la custodia cautelare in carcere. L’udienza di convalida, cominciata intorno alle 9.30, si è conclusa verso le 13. De Marco ha risposto «a tutte le domande che gli sono state poste ed è stato collaborativo», hanno detto i suoi avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario che lo hanno definito «molto confuso e sofferente per quello che è successo». Ora i suoi legali stanno valutando se richiedere una perizia psichiatrica.


Nel corso dell’udienza di convalida, il 21enne ha escluso litigi con i due fidanzati come anche qualsiasi tipo di coinvolgimento sentimentale. De Marco non si sarebbe mai mostrato pentito per il massacro compiuto. Molti i «non so» e «non ricordo» nel corso dell’interrogatorio. Il ragazzo inoltre non avrebbe sciolto i nodi sul movente e avrebbe negato che il piano prevedesse la tortura o l’uso di acidi, acqua calda e candeggina per pulire le tracce del massacro.

Il biglietto con la frase «Caccia al tesoro»

Dettagli, questi, scritti nero su bianco su uno dei biglietti trovati sul luogo del delitto. Uno dei fogli rinvenuti riportava anche la frase «Caccia al tesoro», ma su questo il giovane avrebbe detto di non ricordare e avrebbe rivelato come la sera del delitto, dopo essere rientrato a casa ed essersi sbarazzato dello zainetto, del coltello e degli abiti sporchi di sangue, sarebbe stato colto da conati di vomito.

Nel lungo interrogatorio dinanzi al gip De Marco avrebbe ricostruito tutti i passaggi precedenti e successivi il duplice delitto, avrebbe parlato delle modalità utilizzate per eludere i controlli, avrebbe rivelato il luogo in cui avrebbe acquistato tutto il materiale utilizzato. Una risposta ai tanti punti irrisolti potrebbe arrivare dalla memoria del suo computer portatile che gli inquirenti hanno sequestrato.

Foto in copertina: ANSA

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