Via libera al nuovo decreto Sicurezza: ampliato il sistema di accoglienza migranti, stop alle multe milionarie alle Ong e confermate le “norme Willy”

Il Consiglio dei ministri ha confermato l’impianto della bozza di decreto in materia di “immigrazione, protezione internazionale e complementare”, che modifica e supera i decreti sicurezza di Salvini

Il Consiglio dei ministri della serata ha dato il via libera al nuovo decreto su sicurezza e immigrazione che di fatto riscrive i decreti di Salvini approvati durante il Conte I e parte degli accordi Pd-M5s per governare da alleati nel Conte II. «I decreti propaganda/Salvini non ci sono più – ha twittato il segretario del Pd Nicola Zingaretti quando ancora non era trapelata l’ufficialità del via libera al decreto -. Vogliamo un’Italia più umana e sicura. Un’Europa più protagonista».


Nel corso del vertice sono stati confermati i contenuti della bozza di decreto relativamente ai temi di “immigrazione, protezione internazionale e complementare”, contenuti che modificano e superano i decreti sicurezza voluti dalla Lega, come fortemente richiesto dal Pd. La riunione, andata avanti fino a tarda ora, ha trovato d’accordo i ministri di M5s, Pd, Iv e Leu. Quanto stabilito nell’intesa raggiunta a luglio dalla maggioranza di governo trova dunque conferma in questo Consiglio dei ministri.

A partire dalle norme che superano le multe milionarie alle Ong e riformano il sistema dell’accoglienza dei migranti, introducendo il “regime di protezione speciale”. Nel decreto c’è anche una parte dedicata ai minori stranieri non accompagnati, che vengono esclusi dalle procedure accelerate dei provvedimenti di allontanamento. Inoltre, viene reinserita la regola del silenzio-assenso nell’iter di rinnovo del permesso di soggiorno. Modificato anche il periodo di permanenza nei centri rimpatri che da 180 giorni passa a un massimo di 90 giorni.

Sono poi state confermate le cosiddette “norme Willy”, alle quali il governo ha cominciato a pensare dopo l’uccisione del giovane Willy Monteiro Duarte fuori da una discoteca a Colleferro, nel Lazio. Tra le misure introdotte, viene aumentata la pena per chi ha partecipato a una rissa, con multe da 309 a 2000 euro e la reclusione – se qualcuno dovesse rimanere ferito o ucciso nella rissa – da un minimo di sei mesi a un massimo di sei anni (ora la pena è da tre mesi a cinque anni). Per i soggetti protagonisti di disordini o di atti di violenza il questore può disporre il daspo da specifici locali o esercizi pubblici: se il divieto venisse violato si va incontro alla reclusione fino a due anni e a una multa fino a 20.000 euro.

Nel decreto viene anche inserito, su proposta del Guardasigilli Alfonso Bonafede, il reato per chi introduce in carcere un cellulare da dare a un detenuto. In questa ipotesi, si rischia una pena che va da 1 a 4 anni, sia per chi lo introduce sia per chi lor riceve. Prima di questa nuova misura, nel precedente regime, il reato si configurava solo come illecito disciplinare sanzionato all’interno del carcere.

Inoltre, in generale, per chi agevola il detenuto al 41bis nelle comunicazioni con l’esterno – anche diverse dal discorso appena citato del cellulare introdotto in carcere – la pena è ancora più alta: invece che essere da 1 a 4 anni diventa 2 a 6 anni. Nei casi in cui il reato fosse commesso da pubblico ufficiale, da incaricato di pubblico servizio o da chi esercita la professione forense, la pena passa 2 a 6 anni a 3 – 7 anni.

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