«Lezioni a distanza a rotazione per evitare il lockdown», Zaia tiene il punto. I presidi: «Una sciocchezza irricevibile»

il presidente del Veneto insiste sulla sua proposta per un piano sulla Didattica a distanza almeno da preparare per tempo, prima che la crescita dei contagi imponga un’immediata chiusura anche delle scuole

Tornare alla Didattica a distanza è un’ipotesi che prima o poi dovrà essere presa in considerazione, dice il presidente del Veneto Luca Zaia che già nell’ultimo vertice tra regioni e governo aveva avanzato la sua proposta di tenere a casa almeno gli studenti delle ultime classi delle superiori. Un’idea respinta senza margini di trattativa dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e oggi, sul Corriere della Sera, anche dai presidi con il presidente dell’associazione nazionale di categoria, Antonello Giannelli, che bolla l’ipotesi del governatore leghista come: «una sciocchezza, un’idea irricevibile».


Zaia però insiste e lo fa sulla base dello stesso scenario che il governo prefigura per le prossime settimane, con il timore crescente che i contagi possano aumentare oltre i livelli di guardia. «Allora perché non valutare in via preventiva un eventuale piano per fare formazione a distanza alternata a lezioni in presenza con i ragazzi più grandi, dai 16 anni in su?», si chiede Zaia intervistato dal Corriere. Un tema che secondo Stefano Bonaccini su la Repubblica, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, non è stato: «neppure toccato» dal governo nell’ultima cabina di regia: «Quindi la questione non si è posta». Zaia però tiene il punto sulla necessità di prevenire situazioni peggiori, come quando ci porta un ombrello anche se le previsioni indicano bel tempo.

Un piano ora per evitare il lockdown

La proposta quindi è di una «Dad alternata alle lezioni in presenza», ribadisce il governatore veneto, soprattutto per quelle regioni che: «non hanno aule a sufficienza». Lezioni online quindi a rotazione: «uno o due giorni a settimana». Solo in questo modo, dice Zaia: «diminuirebbe la pressione sui mezzi di traporto ma aumenterebbe anche i metri cubi d’aria a disposizione a scuola».

Scuola e mezzi di trasporto restano due temi strettamente legati tra loro. Gli esperti del Cts avevano ipotizzato di ridurre al 50%, dall’attuale 80%, la capienza massima per i mezzi locali. Ipotesi saltata, con le associazioni di categoria già sul piede di guerra, consapevoli che una riduzione ulteriore dei posti su autobus e treni regionali avrebbe reso impossibile offrire un servizio adeguato per chi comunque a lavoro, e a scuola, deve arrivarci. E il problema resta tuttora irrisolto, mentre i mezzi soprattutto nelle ore di punta restano affollati e potenzialmente pericolosi.

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