Renzi spara a zero su Conte: «Risponde come un populista. Senza di me sarebbe a fare il professore. Il Dpcm non ferma il virus»

Il leader di Italia Viva mette in discussione i nuovi provvedimenti del governo per contenere l’epidemia. E ritorna anche sul Mes: «Masochismo non prenderlo»

«Il Dpcm è sbagliato perché non poggia su dati scientifici, ma sulle ansie di alcuni ministri preoccupati». Torna a criticare l’ultimo provvedimento del suo governo il leader di Italia viva Matteo Renzi, che in un’intervista a la Repubblica non risparmia colpi durissimi contro il premier Giuseppe Conte. «È un decreto che non riduce il numero dei contagiati, ma aumenta il numero dei disoccupati».


All’accusa di Conte di soffiare sul fuoco del malcontento per qualche punto di consenso nei sondaggi, Renzi spara a zero: «È un modo sbrigativo di rispondere alle critiche. Mi sembra più adatto a un populista che a un premier». E poi rincara la dose: «Vorrei ricordare che senza i miei giochini politici di un anno fa oggi Conte farebbe il professore all’Università di Firenze e in queste ore si occuperebbe di come funziona la didattica online da Novoli, non di Dpcm».

Il leader di Italia Viva mette in discussione anche la chiusura di teatri e palestre: «Non ho visto numeri chiari da parte dei tecnici. Ma vedo molti consulenti del ministero in Tv, spero rimanga loro il tempo di studiare le carte. Auspico che non si arrivi al lockdown». Ieri, sia Francia che Germania hanno imposto nuove chiusure, e un lockdown più leggero rispetto a quello di marzo e aprile. «Il virus – aggiunge Renzi – è forte in tutta Europa, ma si tratta comunque di due Paesi che tengono aperte le scuole. Qui abbiamo pensato ai banchi a rotelle e non ad avere un punto medico in ogni istituto».

C’è poi la tanto dibattuta questione del Mes. Per Renzi continuare a rifiutare il fondo salva stati è masochismo «e sinceramente – aggiunge – non capisco la sponda che Gualtieri sta dando ai 5 stelle su questo». Ma per metà 2021 il senatore spera arrivi un vaccino per tutti: «L’Italia ce la farà. Ma dobbiamo abbandonare la superficialità e il populismo».

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