Biden verso la presidenza, ma il record di consensi non dice tutto. Fotografia di un Paese sempre più diviso – L’analisi del voto

I repubblicani continueranno probabilmente a detenere il controllo del Senato. E il populismo di Trump non si è indebolito: «È qui per rimanere», avvertono da Oltreoceano

Era dai tempi di Bush senior che un presidente degli Stati Uniti non riusciva a centrare l’obiettivo della rielezione. Cinque in totale nel ventesimo secolo, a partire da Taft, poi Hoover, Ford, Carter e infine Bush. A questi, con ogni probabilità, si aggiungerà anche Donald Trump. Ma i tempi perché conceda la vittoria allo sfidante Biden potrebbero essere un po’ più lunghi di quelli dei suoi predecessori. Con il riconteggio dei voti in Georgia, e la Pennsylvania che si avvicina a Biden ma ancora non può essere assegnata, la conferma definitiva di una vittoria democratica potrebbe attendere ancora alcune ore. Il presidente americano e il suo staff, come fanno da mesi ormai, però hanno già annunciato che non accetteranno il risultato dell’elezione.


Il populismo di Trump

Se lo scenario andatosi consolidando ora dopo ora venisse confermato, a gennaio Joe Biden si insedierebbe alla Casa Bianca, e lo farebbe come il candidato più votato della storia americana. L’ex vicepresidente dell’amministrazione Obama ha ottenuto circa 74 milioni di voti, con un’affluenza che è la più alta dal secolo scorso. Dall’altra parte, un Trump che ha aumentato il consenso popolare rispetto al 2016 di quasi 8 milioni di voti. Il braccio di ferro tra i due, quattro giorni dopo la chiusura dei seggi, con i voti che continuano a essere snocciolati minuto dopo minuto è il simbolo di un’America polarizzata. E di una vittoria per Biden che è stata in molti Stati marginale e risicata. La prova che il “populismo” sventolato da Trump in questi anni non si è indebolito ma è anzi rispecchiato in un voto che ha diviso il Paese ed «è qui per rimanere», secondo l’Economist.

L’America spaccata

Non c’è stata una vera e propria onda blu. Biden ha ribaltato a favore dei democratici il Wisconsin e il Michigan, Stati persi da Hillary Clinton nel 2016. Ma Trump è riuscito a conquistare comunque l’Ohio. Ed è molto probabile che i repubblicani continueranno a detenere il controllo del Senato. A ottobre il quotidiano americano The Atlantic, profondamente critico nei confronti dell’amministrazione Trump, aveva avvertito che questa sarebbe stata l’elezione che avrebbe potuto «spaccare l’America». Le continue accuse di brogli elettorali e di frode, che ancora il presidente americano non è disposto a lasciarsi alle spalle, nonostante la mancanza di prove, stanno mettendo a serio rischio la democrazia.

I numeri sono dalla parte di Biden, che salvo ribaltoni si prenderà la Casa Bianca, accompagnato da Kamala Harris, la prima donna a occupare la carica di vicepresidente. Ma da queste elezioni gli Stati Uniti escono profondamente spaccati. Nonostante la pandemia, e i 200 mila morti, quasi 70 milioni di persone hanno votato per Trump e per la sua gestione dell’emergenza sanitaria. Quello che Biden ha davanti non è il dolce sapore della vittoria, ma l’amara realtà di dover unire un Paese che, sull’orlo di una minaccia accesa da Trump, potrebbe sfociare in un incendio.

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