Usa 2020, cosa sappiamo dei 300 mila voti «scomparsi» dalle Poste americane

Il servizio postale americano USPS sostiene che siano state consegnate, ma per velocizzare il processo non avrebbero registrato la consegna

Il 6 novembre 2020 è iniziata a circolare la notizia secondo cui il servizio postale americano avrebbe perso traccia di circa 300 mila voti postali. Il distacco tra Joe Biden e Donald Trump in alcuni Stati è ridotto e una cifra del genere potrebbe cambiare dal giorno alla notte qualunque risultato finale, ma è una considerazione troppo semplicistica e tendente all’errore in mancanza di dati accertati. Cerchiamo di ricostruire ciò che sappiamo fino ad oggi.

Tra i primi a parlarne è stato il Washington Post. Il 2 novembre 2020 il giudice federale Emmet Sullivan del Distretto di Columbia è stato informato direttamente dal servizio postale americano USPS di non aver tracciato 300 mila schede a livello nazionale, elaborate all’arrivo nelle sedi di smistamento ma non registrate come consegnate. Il 5 novembre 2020 dal sito ufficiale dell’USPS, guidato da giugno 2020 dal repubblicano e pro Trump Louis DeJoy, viene pubblicato un comunicato ufficiale dove viene fornita una spiegazione su quanto accaduto:

  • l’ipotesi che le schede non siano state contabilizzate è imprecisa;
  • le schede sono state consegnate in anticipo per rispettare i termini elettorali;
  • per essere consegnate in tempo sono state impiegate misure straordinarie;
  • tra le misure straordinarie ci sarebbe l’aver ignorato la registrazione della consegna al seggio;

Il comunicato riassume, con semplicità, le risposte fornite al giudice del Distretto di Columbia a seguito dell’ordinanza ricevuta per effettuare i controlli sulla presunta scomparsa delle schede. Tra le richieste di verifica c’era quella di controllare se queste sono rimaste all’interno dei depositi in gestione dall’USPS, riscontrando appena 13 schede su 220 strutture di elaborazione che sono state poi consegnate ai seggi corrispondenti.

Il presidente dell’American Postal Workers Union, Mark Dimondstein, ha dichiarato con certezza – in un’intervista rilasciata a NPR – che i voti «non mancano» e «non sono scomparsi», ma sarebbero giunti a destinazione e sottoposti al conteggio. Una spiegazione simile è stata rilasciata via email al WP da David Partenheimer, portavoce del servizio postale:

Postal Service spokesman David Partenheimer said in an emailed statement that ballots bypassed tracking steps “by design” and were “expedited directly to the boards of elections.”

Uno stato di necessità per riuscire a rispettare i termini di consegna, che però hanno generato ulteriore confusione. Al momento queste sono le dichiarazioni fornite dalle fonti primarie, a partire dal servizio postale americano USPS guidato dal repubblicano Louis DeJoy che da giugno ha subito alti e bassi a seguito delle sue riforme. Dovremmo attendere, per avere ulteriore conferma, la fine dei conteggi per confrontare il numero dei voti postali registrati in arrivo sia da parte dell’USPS che dei seggi elettorali.

Nonostante le misure straordinarie c’è da dire che la consegna dei voti ha subito dei ritardi. Secondo quanto riportato dal Washington Post, in un articolo del 6 novembre, più di 150 mila schede sarebbero partite dalle strutture di elaborazione mercoledì 4 novembre (n.d.r. il comunicato delle 13 schede ritrovate è del 5 novembre) e consegnate di conseguenza dopo il giorno delle elezioni. Circa 13.800, giunte tra mercoledì e giovedì, riguardano cinque Stati che attendono il risultato finale: Nevada (5.153), North Carolina (3.793), Pennsylvania (4.898), Arizona (1.423) e Georgia (1.463). Non tutti gli Stati accettano di conteggiare le schede che arrivano a destinazione nei giorni successivi al 3 novembre: Arizona e Georgia.

Non è chiaro quanto queste schede possano influire sul risultato finale, sta di fatto che in una situazione straordinaria – dovuta anche all’emergenza Covid19 – il servizio postale americano ha confermato i rischi di una raccolta così tardiva e troppo vicina al giorno delle elezioni.

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