Coronavirus, la richiesta delle Regioni: «Per le zone rosse considerate solo 5 indicatori»

Ieri, il presidente del Friuli Venezia Giulia aveva chiesto all’esecutivo di non lasciare, in un momento così critico, le scelte «a un algoritmo»

La proposta arriva, ufficiale e unitaria, dalla Conferenza delle Regioni: l’utilizzo di cinque indicatori specifici a fronte dei 21 famosi parametri che si usano nella definizione del ischio contagio nelle regioni italiane. Parametri che, per le Regioni, sono «inadeguati» e quindi «da rivedere».


Ecco i parametri auspicati dalle regioni: percentuale di tamponi positivi, ma escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti; un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità; il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva e quello dei posti letto totali per pazienti-Covid, la possibilità di assicurare idonee risorse per il contact-tracing, isolamento e quarantena e la totalità, il tipo di professionalità e di tempo/persona nei servizi territoriali dedicati al ontact-tracing.

C’è insomma un accordo unanime dalla Conferenza delle Regioni sulla proposta del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, di rivedere «i 21 parametri per definire le misure restrittive utili al contenimento Covid-19». Ad annunciarlo è il vicepresidente del Friuli, Riccardo Riccardi, su Twitter. Ieri, il presidente Fedriga aveva inviato una richiesta alla Conferenza della Regioni, per rivedere i criteri di passaggio da una zona a un’altra e «agire insieme al Governo e superare le criticità che si creano con i passaggi automatici senza alcuna valutazione politica», e in particolare, «le scelte da fare non possono essere lasciate a un algoritmo».

Alla proposta di Fedriga, confermata nella Conferenza delle Regioni, hanno fatto eco anche le parole di Luca Zaia che durante il punto stampa quotidiano ha ribadito come i presidenti regionali siano alla ricerca di un confronto «preventivo con il Governo sul tema dei parametri e delle modalità». Anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti, auspica che il governo pensi a «criteri più trasparenti, semplici e aggiornati alla realtà delle singole Regioni. Un serio confronto politico tra Governo e Regioni sulle misure da prendere in ogni territorio, che tengano conto della situazione economica e sociale». Su Twitter, Toti ha ricordato che il 3 dicembre scade il dpcm: «Prima di rinnovarlo occorre stabilire meccanismi di condivisione delle decisioni più efficienti e comprensibili. Oggi le istituzioni devono lavorare insieme, evitando polemiche e giudizi sommari».

Nella conferenza tra i presidenti di Regione e il governo che si terrà oggi ci sarà sul tavolo in particolare la ripresa completa delle attività produttive in un periodo, come quello natalizio, favorevole per il turismo e il commercio. Intanto, venerdì 20 novembre alcune Regioni in zona rossa potrebbero passare in zona arancione dopo un’ultima valutazione sui dati. Tra queste ci sarebbero Valle d’Aosta, Alto Adige, Lombardia, Piemonte e Calabria.

Foto copertina: ANSA / ETTORE FERRARI

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