Coronavirus, i numeri in chiaro. Taliani: «Per Natale sarà importante individuare i casi civetta»

di Giada Giorgi

La professoressa di malattie infettive alla Sapienza di Roma analizza con Open tutti i singoli indicatori che potrebbero confermare un superamento dell’ondata

Alla vigilia delle vacanze di Natale e alle porte di un nuovo Dpcm che potrebbe limitare la libertà di festeggiarle, gli occhi sono tutti puntati sui numeri. E la speranza è che il trend di decrescita dei contagi da Covid-19, ormai annunciato dagli esperti possa continuare. Al quarto giorno consecutivo di contagi in diminuzione, il bollettino di oggi sembra non aver deluso le previsioni. Al netto dei 45 mila tamponi in meno, i 16.377 nuovi casi osservati in 24 ore registrano un ulteriore calo della curva epidemica.


Ma per capire meglio quali sono i dati che potrebbero confermare o smentire l’effettivo calo netto, Gloria Taliani cerca di mettere, ancora una volta, i numeri in chiaro. Prima dell’intervista quindi l’infettivologa tiene a specificare quali dati bisogna guardare per leggere bene il bollettino diffuso dalla Protezione Civile.

  • I casi totali. Ammonta a 1 milione e 600 mila il numero complessivo di positivi accertati. Un numero che, al netto dei casi non tracciati e che quindi potrebbero essere potenzialmente i fulcri di una diffusione sconosciuta, mostra chiaramente un andamento costante durante tutta l’ultima settimana. Questo perché la curva dei guariti continua a salire mentre scende il numero dei positivi che invece si mantiene a plateau. La costanza di questo dato per un’intera settimana è uno degli aspetti più rassicuranti perché di fatto indica il volgersi della differenza tra entrate e uscite, tra positivi e guariti, proprio a favore del numero dei guariti.
  • Casi giornalieri. I poco più di 16 mila casi registrati dal bollettino di oggi, fanno notare il quarto giorno consecutivo di riduzione. Per vedere un dato simile dobbiamo ritornare al 22 di ottobre. Dunque più di un mese fa. Questo è l’argomento più convincente del fatto che il meccanismo di controllo restrittivo adottato finora ha funzionato.
  • Gli attualmente positivi. Su questo dato possiamo riconoscere un andamento altalenante almeno dal 23 di novembre. Data da cui il bilancio è risultato a volte più incoraggiante, con un numero di nuovi positivi minore rispetto a quello delle persone negativizzate. Nonostante l’altalena dei numeri, se cercassimo di tracciare una linea ideale di tendenza vedremmo un palese svuotamento del serbatoio. Un contenitore che, seppur sempre in parte riempito e in parte svuotato, presenta ad oggi nel suo insieme una complessiva riduzione di casi positivi.
  • Percentuale di incremento dei positivi. Questo è un numero straordinariamente importante. Oggi infatti si registra con l’1,3%. Per avere un valore simili bisogna tornare al 7 di ottobre e mettere dunque indietro l’orologio a circa due mesi fa . La differenza tra il dato di allora e quello attuale è che nei primi di ottobre l’1,3% corrispondeva a un dato in crescita, oggi è il risultato di un processo di decremento.
  • Percentuale tra tamponi positivi e tamponi effettuati. Oggi è pari al 12,5%. Per avere un dato simile bisogna, anche in questo caso, tornare indietro, e precisamente al 28 di ottobre.
  • Numero di ricoveri. Dal 14 di novembre abbiamo potuto osservare un dato sui ricoveri che è rimasto costante, oscillando tra i 31 mila e 34 mila ricoverati. Stessa stabilità anche per i pazienti in isolamento domiciliare, oggi a quota 750 mila. Un numero su cui la quota dei ricoverati, per fortuna, continua a mantenersi piuttosto limitata.

Dunque cosa possiamo dedurre da questi numeri in chiaro?

«Che tutti gli indicatori presi singolarmente mostrano un risultato coerente: la riduzione del numero di nuovi casi. E a parità di tamponi. Tutto, quindi, sembra indicare che il picco di questa seconda ondata sia stato superato. Ora il punto vero è come evitare che ci sia una ripresa».

E come è possibile evitare un ritorno dei contagi?

«Con i comportamenti, non c’è altro modo. L’introduzione del Dpcm dei primi di novembre ha avuto per due settimane, così come è scientificamente prevedibile, una coda di incremento, poi ha iniziato la sua fase di plateau e ora va verso la diminuzione. Vale la pena quindi ribadire quanto gli effetti di comportamenti corretti siano una fattualità».

Lo scoglio, come sa, ora è il Natale.

«Sì, ma il vantaggio che ora abbiamo rispetto alla prima ondata sono gli strumenti a disposizione per governare i processi. Se decidiamo di festeggiare le festività prossime con i familiari non è poi difficile mantenere un profilo di attenzione accorto. In primis, per esempio, con la possibilità di eseguire un tampone che ci consenta di isolare gli eventuali asintomatici emersi. Chiaro è che questo implica uno sforzo diagnostico molto elevato ma può valerne la pena.

Ormai abbiamo una serie di test diversificati che permettono di riconoscere la presenza del virus in maniera agile. Prima delle riunioni natalizie, da mantenere comunque ridotte, si potrebbero avviare i controlli dei cosiddetti casi “civetta”. Se in famiglia, ad esempio, esistono degli adolescenti che possono essere più facilmente asintomatici, basterà eseguire il tampone su un solo membro per essere certi che tutto il nucleo non sia infettato. Se il più probabile veicolatore del virus in maniera asintomatica risulterà negativo, lo saranno automaticamente anche tutti gli altri. Occorre una strategia intelligente e affrontare il Natale non diventerà un problema».

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Giada Giorgi