Conte: «Sul Mes il Governo non rischia». Ma l’assemblea notturna dei parlamentari M5s non è andata bene

di Giovanni Ruggiero

Il premier su Repubblica dice di non temere il voto di mercoledì prossimo sulla riforma del Mes. Ma la partita è tutta nei gruppi parlamentari grillini, con non poche mine vaganti disposte anche a «impallinare Conte» come dice Renzi

Nel governo torna un clima da tregua armata, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte da un lato che su la Repubblica rassicura sul voto in Parlamento del 9 dicembre sulla riforma del Mes, dall’altro il leader di Italia viva Matteo Renzi che su La Stampa lascia che sia il «tempo galantuomo» a decidere quando sarà il momento di aprire la crisi di governo. Di certo non prima che finisca questa pandemia, sempre se il voto di mercoledì andrà come si aspetta il premier, con la maggioranza capace di superare l’ostacolo, nonostante le spaccature che stanno dilaniando soprattutto il M5s e senza che gli eventuali voti dai dissidenti di Forza Italia risultino indispensabili.


Le mine vaganti nel M5s

I gruppi parlamentari grillini ieri sera sono usciti da un’infuocata assemblea con l’avvertimento di Luigi Di Maio ancora una volta nei panni del leader di fatto: un voto contrario alla riforma del Mes, che non è l’attivazione del Salva Stati da parte dell’Italia, ricorda ancora oggi Conte, porta il premier sul patibolo, vota insomma contro il governo. La posta in palio è quindi ben più alta che la fedeltà ai principi grillini, sostiene Di Maio, il rischio anzi per il M5s è di intestarsi la caduta del proprio governo, come ricorda Renzi: «La partita riguarda loro, certamente non il Pd e neppure Italia viva… Ma penso e credo che il M5s non impallinerà Conte».

Di fatto l’assemblea di ieri sera non è finita con la certezza che tutti i parlamentari grillini votino compatti come spera Di Maio. La minaccia resta soprattutto tra quei pentastellati ancora arroccati su posizioni enti-europeiste, a cominciare da Elio Lannutti in testa al gruppo dei 58 firmatari della lettera che annuncia il voto contrario: «Se cade il governo? Non mi importa nulla», avrebbe detto il senatore citato dal Corriere. C’è poi la fronda guidata dal senatore Nicola Morra, che i più temono in cerca di vendetta dopo la bufera che lo ha travolto per la scivolata su Jole Santelli e la mancata difesa dai vertici del Movimento.

La crisi di governo solo rinviata

La crisi insomma non bussa ancora, ma resta lì fuori la porta serrata innanzitutto dalla pandemia di Coronavirus. Per ora il più volte agitato tema del rimpasto «è chiuso» per Renzi, almeno dopo che ha sentito dire a Conte: «nel giorno in cui abbiamo avuto mille morti – ricorda con un po’ di veleno il leader di Italia viva – che lui dispone dei migliori ministri». E di veleno ne ha accumulato non poco il senatore toscano, che due giorni dopo il faccia a faccia con il premier e i suoi consigli di rafforzare la squadra dei ministri: «Lui ha ritenuto di fare un’intervista nella quale attaccava Renzi e Di Maio – parzialmente smentita da Palazzo Chigi – Le stesse cose me le poteva dire in faccia. Se è convinto che vada tutto bene, ne prendiamo atto e ci facciamo gli auguri». Il futuro di questa squadra di governo, e tantomeno di questo premier, per Renzi è tutto da definire: «Quanto a durare fino al 2023 non so. Se questa è la squadra non ci giurerei, ma magari sarò smentito».

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